Viaggi “saltati”, il dubbio tra rimborsi e voucher
Programmare viaggi è ormai fuori portata per tutti, ma l’annullamento e le rinunce di quelli già prenotati rischia di aprire buchi anche nel portafoglio, oltre che fitte al cuore. È possibile chiedere almeno un rimborso alle compagnie aeree o tour operator? «Molti ci stanno chiedendo se possiamo ottenere il rimborso della somma versata per l’acquisto del viaggio o se debbano accontentarsi dei voucher proposti dalle aziende - dice Elena Feltrin, di Lega Consumatori di Ferrara e Rovigo - È doveroso operare una distinzione tra la richiesta di rimborso dei soli biglietti aerei o ferroviari e il rimborso dell’intero pacchetto». In ogni caso la prima mossa da fare è inviare un reclamo scritto per la risoluzione del contratto, specificando l’opzione preferita, entro 30 giorni da fine divieto o «dal rinvio della partenza verso un paese in cui è stato imposto il divieto d’ingresso. Siamo però consapevoli - continua Feltrin - delle difficoltà in cui versa il comparto del turismo, per cui auspichiamo una diversificazione tra i consumatori: c’è chi può trovare piena soddisfazione con il voucher, magari prolungato oltre i 12 mesi (ferie esaurite, a propria volta difficoltà economiche ecc.); e chi ha necessità del rimborso integrale sulla base di comprovate e documentate esigenze economiche».
La proposta di Lega Consumatori è l’istituzione di tavoli tecnici tra le associazioni dei consumatori e i rappresentanti dei tour operator e di tutti i protagonisti della filiera turistica, per trovare una modalità operativa in grado di evitare azioni legali e stragiudiziali. C’è da dire che il decreto Cura Italia prevede in maniera indistinta sia il rimborso sia l’erogazione del voucher, mentre il Codice del turismo prevede la scelta da parte del consumatore. —
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