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Piani assicurativi individuali Aziende ferraresi a rischio reddito

Andrea Tebaldi
Piani assicurativi individuali Aziende ferraresi a rischio reddito

Massimo Piva ( Cia-Agricoltori): le coperture calcolate sugli ultimi cinque anni sono un capestro 

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il caso

«La buona notizia è che le aziende agricole potranno accedere agli interventi finanziari garantiti dallo Stato e previsti nell’emendamento al decreto legge sulla liquidità, anche grazie al forte pressing di Cia-Agricoltori Italiani sul Governo. La cattiva è che la liquidità manca sempre, non solo in questo periodo, a causa di una crisi generale dovuta a cali produttivi, prezzi di mercato troppo bassi e a un sistema assicurativo che dal 2015 è diventato un “cappio al collo” per i produttori – commenta Massimo Piva, vicepresidente di Cia-Agricoltori Ferrara.

Dal 2015 sono entrati in vigore i Pai (Piani Assicurativi Individuali) che calcolano la potenzialità assicurativa in base alle rese colturali degli ultimi cinque anni. «Gli agricoltori faticano ad avere liquidità e dunque a produrre e investire – continua Piva – principalmente perché troppo spesso lavorano per coprire i costi di produzione o addirittura in perdita, a causa delle continue contrazioni dei prezzi, dell’aumento dei costi produttivi e dei cambiamenti climatici. In questo contesto le assicurazioni sarebbero essenziali, ma l’introduzione dei Pai ha creato un sistema “tossico” che le rende inadeguate per garantire il reddito. In sostanza nella definizione dei piani assicurativi si valutano le rese degli ultimi 5 anni e in base a quelle si calcola il valore da assicurare. Ma se in quegli anni l’azienda ha subìto perdite colturali per fitopatologie, gelate o grandinate, le rese si abbasseranno gradualmente».

Ecco l’esempio: negli ultimi 5 anni un agricoltore ha prodotto, in media, 100 quintali di pere per ettaro anziché 300 che sarebbero il suo potenziale produttivo. La copertura assicurativa agevolata sarà calcolata su quei 100 quintali, quindi al ribasso, e non corrisponderà a quel potenziale produttivo che ogni azienda ha, ovviamente, l’obiettivo di raggiungere. In questo modo alcune aziende pesantemente colpite da fitopatologie e da fenomeni atmosferici hanno visto il loro potenziale assicurativo avvicinarsi allo zero.

Per compensare a questo gap si possono stipulare le assicurazioni extra-resa, che però non sono agevolate e devono essere pagate dalle aziende. Un onere pesantissimo – oltre 6 milioni di euro tra Ferrara e Bologna e di più di 20 a livello regionale.

«Da diversi anni Cia Ferrara combatte per ottenere una revisione dei Pai e un cambiamento sostanziale magari introducendo lo “Standard Value”, una tabella di valori definita da Ismea, che calcola le medie produttive di un areale, non della singola azienda sul quale basare la copertura assicurativa. Assicurarsi rimane fondamentale – conclude il vicepresidente di Cia Ferrara – ma deve essere sostenibile dal punto di vista economico, perché le aziende non possono rovinarsi per mettere in sicurezza i loro prodotti. Inoltre deve essere garantito il giusto risarcimento – basti pensare che per le gelate il massimo indennizzo è dell’80%, con una franchigia del 30% che lo abbassa al 50% – così da consentire alle aziende di investire per l’annata agraria successiva». —

Andrea Tebaldi

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