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Rischio contagio con i rifiuti? «La differenziata non si ferma»

Stefano Ciervo
Rischio contagio con i rifiuti? «La differenziata non si ferma»

Molti positivi a casa, gli addetti vogliono incenerire tutto Il Comune: il servizio dedicato di raccolta dà garanzie

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La raccolta differenziata non sarà sospesa nemmeno in questo periodo di emergenza coronavirus, che coinvolge in qualche misura anche gli addetti alla raccolta che lavorano per le aziende conferitrici, Hera in testa. La richiesta partita proprio dai lavoratori del comparto trasporti, preoccupati di possibili contagi, è stata accolta molto freddamente da Hera («ci atteniamo ai dettati dell’autorità, cioè Atersir») e non trova riscontro nemmeno in amministrazione comunale. «Condividiamo le preoccupazioni dei lavoratori, possiamo però dire - è la sottolineatura dell’assessore Alessandro Balboni - che Ferrara sia tra le realtà più attente alle ricadute dell’emergenza anche sulla raccolta rifiuti, e tra le poche ad aver attivato un servizio alternativo per le persone a rischio, cioè i positivi». Eliminare del tutto i pericoli, tuttavia, appare complesso per diverse ragioni.

i timori

La questione è stata sollevata qualche giorno fa da Fp Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, i lavoratori del settore trasporto, che partivano dai timori che gli «operatori ecologici si ritrovino a dover effettuare il servizio di raccolta presso utenze che “per questioni di privacy” potremmo definire sensibili». In sostanza, i positivi o quarantenati in casa, complessivamente poco meno di un migliaio in provincia, che devono sospendere la raccolta differenziata (carta e plastica sono lavorate da addetti con conseguenti rischi di contagio), per conferire tutto nell’indifferenziata che va direttamente bruciata. Queste persone devono seguire precauzioni precise, ad esempio avvolgere con più sacchetti i rifiuti, ma poiché non possono uscire di casa hanno bisogno di una mano per lo smaltimento. Di qui l’idea di istituire percorsi di raccolta dedicati, porta a porta ed evidentemente con personale dotato di ogni protezione, per gli utenti quarantenati. Il fatto è che il servizio scatta su richiesta, «come predisporre il servizio se il cittadino non s’iscrive? Nessun problema - denunciano i sindacati - se nessuno s’iscrive, non esistono utenze sensibili e di conseguenza l’operatore effettua il tradizionale servizio, con i pochi strumenti di protezione individuale di cui è fornito».

Di qui i timori dei lavoratori e la richiesta deflagrante: per risolvere il problema «basterebbe che tutti i rifiuti venissero raccolti in modo indifferenziato e come ci indica l’istituto superiore di sanità smaltiti agli inceneritori». In sostanza, arrivederci raccolta differenziata e conferimenti a pagamento.

la risposta

«Il servizio specifico per questo tipo di utenza è stato già istituito e funziona, anche se al momento per pochi utenti: meno di una decina» informa Alessio Stabellini, dirigente del Servizio ambiente del Comune. L’allestimento, si sottolinea a Palazzo Municipale, è stato tutt’altro che facile, perché nell’interlocuzione con l’agenzia regionale Atersir e Hera si è tenuto nel massimo conto l’esigenza di privacy delle persone infette. Non è stato pubblicizzato il numero di telefono al quale rivolgersi, dopo che i positivi vengono informati dell’esistenza del servizio, per attivarlo, e a differenza dell’attività di consegna pasti a domicilio, non vengono impiegati volontari ma addetti del gestore rifiuti. Ora si punta ad aumentare l’utenza, «ma i numeri attuali sono in linea con quelli della consegna a domicilio» fa presente Balboni.

Si tratta evidentemente di coloro che non hanno parenti o conoscenti in grado di aiutarli nello smaltimento, ma la platea dei positivi che maneggiano contenitori e sacchetti dei rifiuti resta molto più alto, e tutti gli altri continuano ad essere serviti da operatori inconsapevoli oltre che non protetti al 100%.

il monito

Il Comune, che dovrà peraltro discutere con Hera del costo del servizio aggiuntivo, fa appello ai diretti interessati, cioè ai positivi domiciliari: «Voglio sperare - conclude Balboni - che eseguano le procedure di raccolta così come vengono prescritte, cioè niente differenziata e accorgimenti per l’indifferenziata. In questo modo la soglia del rischio in pratica si azzera, e vale la pena di ricordare che violazioni espongono al rischio di denuncia penale per epidemia colposa». Per ora insomma di portare tutto a incenerire non se ne parla. —

Stefano Ciervo

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