Telelavoro da utopia a realtà L’esperto: «Tutti spiazzati ma Internet ci sta salvando»
Aziende e dipendenti costretti da settimane allo smart working Scandellari: la soluzione si consoliderà e la produttività ne beneficia
l’intervista
Attaccati al computer, molto spesso il proprio, e pronti alla riunione in videoconferenza. Ognuno a casa sua e tanti saluti all’ufficio. Distanti ma uniti, in nome dell’azienda. È il presente di tanti lavoratori. Un cambiamento che ha spiazzato parecchi, come spiega Riccardo Scandellari, ferrarese, grande esperto di web e comunicazione, autore del blog skande.com.
Da consulente di importanti aziende e formatore, come ritiene sia stato vissuto questo passaggio improvviso al telelavoro?
«Sono tutti partiti impreparati, anche quelli che più degli altri avrebbero dovuto essere attrezzati, come grafici e pubblicitari. Grandi aziende milanesi, pure le più informatizzate, non sapevano a che santo votarsi per capire cosa stava succedendo. Uno choc: per venti giorni non è volata una mosca».
Può contare il fatto che anche le stesse aziende avessero dubbi su telelavoro e smart working, per paura di una riduzione di produttività?
«Certo, c’è una cultura italiana del lavoro che ritiene prioritario il controllo. Ma se leghi il lavoratore più all’obiettivo che all’orario, il risultato alla fine può essere migliore. Non ho dubbi che qualche imprenditore cambierà idea».
E da una situazione contingente si passerà a un consolidamento del lavoro a distanza.
«Probabile sia così. Anche se con il telelavoro non si può far tutto e il rapporto umano rimarrà indispensabile».
La rete, attraversata da una mole di dati e immagini senza precedenti, ha tenuto?
«Non si è verificato il blocco che qualcuno temeva, a parte qualche allegato di Whatsapp che non si apriva».
E così il web e lo streaming ci hanno salvato da ore di noia. Ma se anche la nonna guarda il rosario su Facebook, signora mia, dove mai andremo a finire?
«In una nuova era. Pensi che in tanti hanno scoperto che sul telefonino hanno una videocamera, che possono prenotare il cibo a casa. E due pizzerie di Cocomaro di Cona, dove abito, hanno trovato nuovi spazi di mercato».
Occhio che si dice che nella crisi le prime cose che le aziende tagliano sono gli investimenti in pubblicità e comunicazione.
«Ma è controintuitivo! È proprio ora che vale la pena dimostrare di esserci. E dopo lo choc iniziale, il mio telefono ha ripreso a squillare».
E la futura app che traccerà i nostri spostamenti?
«Irrealizzabile e inapplicabile. Le persone non sono stupide, spegneranno il telefono. Noi italiani mica siamo fatti come gli asiatici». —
Fabio Terminali
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