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Il virus? Si sposta in autostrada Lo studio: contagi zero entro maggio a Ferrara

Stefano Ciervo

Ecco i modelli matematici sviluppati da Giovanni Sebastiani (Cnr) La previsione sullo stop dei nuovi casi vale se non cambiano i fattori 

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l’analisi

Il virus si è spostato lungo le grandi direttrici di traffico, a partire dai nodi autostradali più importanti, a seguito soprattutto dei Tir. È questa la conclusione alla quale è arrivato Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr, che sembra in linea con le spiegazioni di tipo geografico e socio-economico alla relativamente scarsa penetrazione, ad esempio, del contagio in province come Ferrara o Rovigo. Il ricercatore ha sviluppato un modello matematico in grado di prevedere la fine della fase espansiva dell’epidemia, per Ferrara attorno alla fine di maggio. La previsione si basa però su di un assunto fondamentale: l’invarianza dei fattori che hanno determinato finora l’evoluzione dei contagi. Come a dire che ogni cambiamento, ad esempio nei comportamenti delle persone o delle regole di aperture/chiusure, può allungare oppure ridurre queste tempistiche.

fine contagio

L’analisi dei dati epidemiologici alla base del modello previsivo è stata pubblicata in questi giorni sul sito Scienzainrete e sull’European journal of epidemiology. Sono pubblicate, a livello nazionale, regionale e di singole province, le due curve costruite con le serie storiche “casi totali per 100mila abitanti” e “nuovi casi al giorno per 100mila abitanti”, per apprezzare le diverse evoluzioni del contagio a livello territoriale. Alla prima decade di aprile, si osserva in 98 delle 107 province osservate presentano una diminuzione del tasso di crescita dei contagi, e tra queste vi è anche Ferrara. La curva della nostra provincia, pubblicata nell’immagine a destra, mostra un andamento piuttosto “regolare”: la crescita dei casi partita a fine febbraio è continua fino all’inizio di aprile, quando si è toccato il picco (il famoso plateau in realtà per il modello teorico è piuttosto stretto); la discesa è stata in seguito altrettanto decisa, e del tutto speculare. Sono in teoria le condizioni migliori per proiettare nel futuro le informazioni estratte da questi numeri, e stimare appunto il giorno nel quale i nuovi contagi si azzereranno. «È collocabile a fine maggio» spiega lo stesso ricercatore, che tiene a sottolineare come previsioni con un livello di accuratezza maggiore siano possibili con modelli più complessi, per i quali servono dati per ora disponibili solo a livello regionale. Le curve partono dall’1 marzo perché in quella data è cambiato l’approccio all’utilizzo dei tamponi, quindi i dati precedenti sui positivi non sono omogenei a quelli successivi.

Lo stesso modello matematico indica nella provincia di Perugia quella più vicina alla stabilizzazione del numero dei contagiati, ormai prossimo. L’analisi di altre province, in particolare quelle lombarde, fa al contempo accendere un faro sull’impatto di ogni singolo fattore (dai tamponi non processati con tempistiche omogenee all’introduzione di nuove limitazioni) sull’andamento delle curve: in sostanza, basta poco per modificare il tasso di crescita dei contagi e di conseguenza anche le previsioni sulla data di contagio zero.

la diffusione

L’analisi dei dati ha consentito al gruppo di ricerca di Sebastiani di mettere a fuoco differenze tra i contagi tra le province, che in parte possono essere riconducibili alla loro collocazione o meno su grandi direttrici di traffico. Si parla anzitutto di autostrade internazionali, cioè l’A1 che da Milano tocca Piacenza e si collega con l’Adriatica verso Rimini e ancora più giù; l’autostrada del Brennero; la Torino-Venezia che interseca le grandi città lombarde e quelle venete. Non si può non evidenziare come alcune delle province meno colpite dal contagio, almeno per quanto riguarda l’ondata iniziale, come appunto Rovigo e Ferrara, disegnino una “tasca” geografica all’interno di queste direttrici, ne risultino solo sfiorate. Sembra insomma una conferma all’ipotesi che questi territori siano stati raggiunti in ritardo dal contagio, grazie a questa sorta di protezione naturale, e abbiano potuto affrontare l’ondata epidemica in condizioni di lockdown parziale o totale.

Sembrano diverse le dinamiche della mortalità, per le quali vanno cercate spiegazioni di altro tipo, come ad esempio il grado di ospedalizzazione. —

Stefano Ciervo

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