Corrieri tra prudenza e timori «Così cambiano le consegne»
Se nel pieno della pandemia poter continuare a lavorare è un tremendo privilegio, i corrieri che in questi giorni non hanno mai smesso l’attività di consegna si confrontano quotidianamente con i nuovi incerti del mestiere, il primo fra tutti: il cliente che ho di fronte può essere un veicolo di contagio?
Nemico invisibile
«La situazione sanitaria ha imposto l’adozione di nuove modalità e regole nell’esercizio dell’attività - spiega Marilena Pandin, responsabile per Ferrara della società di trasporto merci Gls (General Logistics Systems. «Siamo di fronte a un nemico invisibile, e anche se il Ferrarese è un’area relativamente più tranquilla, gli addetti alle consegne devono seguire procedure di cautela che vanno anche oltre l’indossare guanti e mascherine».
Niente più firme
A cominciare dalla firma «che in precedenza era richiesta ai destinatari a conferma dell’avvenuto ricevimento - prosegue la responsabile - Una pratica che abbiamo sostituito con la semplice richiesta di nome e cognome, così come il pacco non viene dato direttamente in mano al cliente ma lasciato sulla soglia, per ridurre al minimo i contatti e mantenere il più possibile la distanza di sicurezza».
Naturalmente i corrieri viaggiano da soli a bordo dei furgoni , «ma bisogna dire che anche prima dell’emergenza non c’era la necessità di lavorare in coppia. Lo stesso succede negli uffici, al momento del controllo delle commissioni di fine giornata: procediamo uno alla volta, per evitare assembramenti, con tempi necessariamente più lunghi».
I dispositivi di protezione, come in molti altri ambiti del resto, rimangono il tema principale: «Riusciamo a reperirli senza eccessivi problemi - prosegue Pandin - Tra i nostri clienti ci sono anche ditte che forniscono medicinali e attraverso questo canale abbiamo potuto dotarci di mascherine e guanti. E, incrociando le dita, nessun corriere è stato contagiato dal coronavirus».
E-commerce
E se l’e-commerce, in tempi di coprifuoco, ha conosciuto un’ulteriore crescita, il volume complessivo dell’attività dei corrieri resta comunque nella media, forse anche con qualche flessione, per le chiusure di aziende e imprese che rappresentavano uno dei segmenti di clientela principali.
«In questo periodo lavoriamo soprattutto con i privati. La gente ordina quello che può su Amazon o altri canali online. Cosa comprano? Questo non ci è dato sapere, non conosciamo il contenuto dei pacchi. Quella di Pasqua, poi, è stata una settimana anomala, senza troppo movimento sul fronte delle consegne. I corrieri, però, sono tutti al lavoro: ci sono le turnazioni, le ferie, ma nessuno è stato messo a casa. Insomma si lavora. Con paura, ma si lavora». —
A.M.
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