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L'arresto

A Portomaggiore lavoro nero anche ai tempi del coronavirus

A Portomaggiore lavoro nero anche ai tempi del coronavirus

Imprenditore tessile cinese sfruttava connazionali. I carabinieri bloccati per evitare di scoprire cosa stava succedendo. Sei operai del laboratorio sono stati espulsi

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PORTOMAGGIORE. Mercoledì  pomeriggio, a Portomaggiore, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio volti al contrasto della diffusione dell’epidemia “Covid-19”, i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Portomaggiore - supportati dai colleghi della locale stazione -, hanno tratto in arresto S.B., nato in Cina nel 1986, residente a Portomaggiore e titolare di un’azienda tessile, già noto alle forze dell’ordine per una denuncia pressoché identica nel 2017. Mercoledì è stato denunciato per i reati di “resistenza a pubblico ufficiale” e di “impiego di cittadini stranieri clandestini”.

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Durante il controllo nel laboratorio tessile, ove era stato notato da una pattuglia di carabinieri un assembramento di cittadini di etnia cinese, lo straniero impediva l’ingresso ai militari chiudendo il cancello ed opponendo una resistenza attiva, spintonando più volte i militari che si trovavano costretti a scavalcare la recinzione riuscendo, con non poca fatica, ad individuare ed a bloccare 6 cittadini di origine cinese impiegati in nero nel  suddetto laboratorio tessile di proprietà dell’arrestato.

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Tutti gli stranieri, che a seguito di accertamenti sono risultati privi di documenti nonché clandestini sul territorio nazionale, si erano dati ad una precipitosa fuga (uno di questi veniva raggiunto dai militari sul tetto ove si era nascosto) per cui, una volta bloccati, sono stati tutti deferiti alla competente autorità giudiziaria. Nei loro confronti è stato notificato il decreto di espulsione emesso dalla Questura di Ferrara (i sei hanno tutti un’età compresa tra i 36 ed i 57  anni). Invece l’arrestato, espletate le formalità di rito, è stato rimesso in libertà.

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