«Soldi pubblici usati in privato» La Cassazione riapre il caso
I giudici romani accolgono le tesi d’accusa della procura: truffa o malversazione Al centro dell’indagine la gestione della Coop Vivere Qui: due dirigenti indagati
Quelli che i dirigenti della “Coop Vivere qui” gestivano erano soldi pubblici, che dovevano comunque rendicontare e soprattutto non potevano «destinare a scopi diversi». Si riaccende e riparte l’inchiesta sulla gestione dell’accoglienza ai migranti nei Cas nel Ferrarese, che ormai dura da un anno e mezzo e che vede indagati i dirigenti della Coop Vivere Qui, indagine poi deflagrata coinvolgendo dirigenti Asp e prefettura.
Quasi mezzo milione
A farla ripartire, dal punto di vista penale – accogliendo di fatto l’accusa che i dirigenti della Coop usarono quasi mezzo milione di euro per interessi privati – è la Corte di cassazione (2a sezione penale, presidente Domenico Gallo) che ha accolto il ricorso della procura di Ferrara contro le ordinanze dei giudici di Ferrara e e del Riesame di Bologna che avevano bocciato quelle tesi d’accusa. La Cassazione ha dunque annullato tutto ciò che i giudici precedenti avevano sentenziato e ordinato che le ipotesi da contestare e valutare contro i due dirigenti della Coop Vivere Qui possono essere truffa aggravata (i soldi avuti dallo stato per accoglienza ai migranti) o malversazione (uso improprio di soldi pubblici). Tutto verrà rivisto dunque da un altro Tribunale del riesame, a Bologna, al quale la Cassazione ha rinviato gli atti per decidere. La questione dicevamo fa riaprire l’inchiesta poiché finora i giudici ferraresi e quelli bolognesi avevano escluso le ipotesi d’accusa della procura cittadina, sostenendo che non vi fossero illeciti penali: l’inchiesta condotta dal pm Andrea Maggioni e le nuove articolate contestazioni, accolte dalla Cassazione, vertono sul fatto che comunque potrebbe trattarsi – ipotesi di malversazione ai danni dello Satto – di «un raggiro successivo dopo aver avuto i finanziamenti, non destinati alle finalità per cui sono stati erogati».
Pasticcio con i Cas
Il pasticcio è emerso da servizi che i Cas (Centri accoglienza straordinari) offrivano per l’accoglienza, in emergenza, dei migranti.
Il difensore dei due dirigenti della Vivere qui ha sempre sostenuto che le somme non sono state dirottate dal pubblico al privato, erano soldi usati per la gestione del Cas e che permetteva anche di aver utili: «Siamo pronti a dimostrare l’estraneità ai fatti contestati», aveva dichiarato il legale. –
Daniele Predieri
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