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L’Asl assume altre guardie Covid-19 e medici in ospedale

Ricerca di operatori per coprire le carenze Nursing Up: il S. Anna snobba il personale 

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Il punto

È uno dei tanti fronti aperti per le aziende sanitarie che stanno cercando di adeguare impegno e risorse alla sfida imposta dall’emergenza coronavirus. Quello del personale, però, resta un fronte aperto. O meglio, una sfida dall’esito ancora incerto, perché le carenze degli operatori rappresentavano già una spina nel fianco del sistema sanitario ancora prima della pandemia. Oggi Asl e Sant’Anna, ma è la stessa situazione che vivono molte altre aziende sanitarie, emettono bandi e avvisi, annunciano concorsi, ma le risposte poi devono fare i conti con la fuoriuscita dei dipendenti per i più svariati motivi, dai pensionamenti alle quarantene. Uno degli impegni dell’Asl è rappresentato dal completamento dei team che seguono i pazienti affetti da coronavirus o sospetti, nelle loro abitazioni: le cosiddette Usca, le guardie mediche Covid-19, da pochi giorni istituite ed attive, che hanno già iniziato a contattare le persone indicate dai medici di famiglia. L’Asl ha appena assegnato altri 5 incarichi oltre ai 21 affidati nei giorni scorsi, perché questi ultimi «a causa dell’aumento dei casi di infezione segnalati dai medici di medicina generale, non sono stati sufficienti a garantire il regolare funzionamento delle Usca distrettuali». Si tratta di incarichi assegnati per turni di 12 e 24 ore settimanali da oggi al 5 maggio, per un esborso complessivi di 47mila euro.

L’Asl ha anche dato il via libera all’assunzione di 8 oss e ha emesso un avviso pubblico per l’assunzione di medici da impiegare negli Ospedali di Comunità della provincia con contratti libero-professionali o co.co.co per la durata di 4 mesi. Intanto il sindacato Nursing Up protesta per la concessione ai «dirigenti infermieristici» di un aumento contrattuale (da 5mila a 12mila euro l’anno) e non firmerà il verbale d’intesa col Sant’Anna. Il sindacato contesta il tempo di vestizione di 20 minuti conteggiato dall’azienda ospedaliera in reparti Covid e i bassi compensi riconosciuti a contratti co.co.co e libero-professionali. —

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