Un altro lutto al Manica, è il decimo. Morto anche il sindacalista filosofo
Le vittime di venerdì 17: anziana argentana ospite della Casa di riposo il centese Benito Cristofori, 83 anni
FERRARA. Ancora due vittime nel Ferrarese, una anziana argentana di 88 anni, ospite della Residenza Manica di Argenta e un uomo di 83 anni di Cento, Benito Cristofori, sindacalista.
86 MORTI, 743 POSITIVI
Ultimi decessi che portano a 86 il numero delle vittime nel Ferrarese, mentre cresce ancora il numero dei positivi, alla luce degli esiti della nuova ondata di tamponi, attesi da tempo: sono 34 i nuovi positivi, 19 di questi nell’Argentano, per un totale di 743 contagiati nel Ferrarese dall’inizio dell’emergenza coronavirus. Tanti anche i nuovi ricoveri in tutto 30 che confermano tra l’altro l’emergenza tutta Argentana nella nostra provincia: sei gli argentani in ospedale, 17 quelli a domicilio.
LE ULTIME DUE VITTIME
Le vittime, dicevamo, anziani deceduti nella giornata di ieri all’ospedale di Cona e a quello del Delta. L’anziana argentana di 88 anni è la decima vittima della Casa di riposo “Manica”, residenza diventata sempre più un focolaio senza fine e che rappresenta la vera emergenza nel Ferrarese: la donna era stata ricoverata all’ospedale di Cona il 13 aprile scorso e nella giornata di ieri è stato registrato il suo decesso.
Un altro lutto per le famiglie dell’Argentano, per la famiglia della donna, vedova che lascia la figlia, una sorella e fratelli: familiari che la ricordano con affetto e la saluteranno la prossima settimana al cimitero di Argenta.
DOLORE ANCHE A CENTO
Ancora dolore, da Argenta a Cento: per Benito Cristofori, l’83enne centese, deceduto nella notte tra giovedì e ieri, e il dolore fa spazio al ricordo, della figlia Daniela: «Mio padre era una persona speciale, sindacalista per una vita, andava oltre le apparenze, sapeva ascoltare e parlare al cuore delle persone». Cristofori avrebbe compiuto 84anni il 30 maggio prossimo, il compleanno di una vita vissuta come sindacalista nelle fila della Cgil, prima a Ferrara nel settore del commercio, poi nello Spi di Cento. La figlia, che con il marito Stefano e il figlio Daniele erano la famiglia di Cristofori, rammenta la trafila negli ospedali: «Era stato ricoverato a metà dicembre all’ospedale di Cento, per la frattura al femore, è rimasto ricoverato qui per un susseguirsi di bronchiti e problemi vari e quindi dimesso il 23 marzo dall’ospedale di Cento». Poi è rimasto a casa 4 giorni, iniziato a tossire in maniera insistente, tanto che il 28 marzo, ricorda, «abbiamo avvisato il 118 e i sanitari lo hanno portato all’ospedale di Cento: hanno fatto una tac, e come sospetto Covid, lo hanno portato al Delta». Il primo tampone era negativo, ma il secondo no. «Papà era in chirurgia, non è mai stato intubato, ma aveva la maschera dell’ossigeno. E poi da Pasqua, le sue condizioni sono peggiorate, fino al suo decesso avvenuto stanotte».
LACRIME, AMAREZZA E RABBIA
Impossibile per la figlia Daniela, trattenere le lacrime nel ripercorrere le ultime vicende. Una storia difficile, fatta di tanto dolore, ma anche di profonda amarezza: «Se mio papà è uscito il 23 marzo dall’ospedale di Cento, e il 28 è stato ricoverato di nuovo al Delta, non può che aver preso il Covid19 nei reparti del Santissima Annunziata. Era ricoverato nel reparto di lungodegenza. Dopo l’episodio di papà, nella settimana successiva tante persone che erano ricoverate come lui, sono state ricoverate chi a Cona, chi al Delta con il Covid19. Il problema del contagio tra pazienti e operatori, è stato indubbiamente sottovalutato».
IL CORDOGLIO A CENTO
La scomparsa di Benito Cristofori, lascia un segno indelebile nella comunità centese e a ricordarlo è il presidente Centro Ancescao di Cento Franco Cattabriga che porge le condoglianze ai familiari: «Benito era una persona gioviale, allegra, sempre pronta alla battuta, una persona molto colta, che sapeva come mettere tutti a proprio agio. Credeva nei valori e nei principi della sinistra, non estremista, ma di governo e che fa i conti con la realtà. Del resto, l’essere sindacalista, lo teneva a contatto con la realtà. Un filosofo di campagna, un mediatore nato, dotato di grande buonsenso, sempre pronto a trovare soluzioni ad ogni problema». –
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