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Emergenza coronavirus a Ferrara

Fase due, l’Emilia parte ma con prudenza

Definita la proposta da inviare al governo. In cima alla lista: commercio, turismo, agricoltura, sociosanitario

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Prende corpo la fase due della lotta al coronavirus, con la parziale ripresa dell’attività produttiva dopo settimane di blocco quasi totale. Prevede, in Emilia Romagna, la sperimentazione di aperture anticipate per alcune filiere internazionali (fra cui automotive e automazione, ceramica, moda, nautica e offshore)ma anche il riavvio dell’edilizia e delle costruzioni, con particolare riferimento ai cantieri delle opere pubbliche e dei comparti operativi collegati.

Saranno inoltre istituiti Tavoli provinciali per l’individuazione dei protocolli di sicurezza da applicare in tutte le filiere e i settori, dalla manifattura alla logistica, dall’agricoltura alla mobilità. Il tutto, rispettando il principio della massima sicurezza.

Criteri e priorità

La proposta che la Regione presenterà ufficialmente al governo, dopo averla discussa e condivisa ieri mattina con il Patto per il lavoro, organismo che dal 2015 vede riuniti con la Regione stessa i rappresentanti delle categorie economiche e datoriali, sindacati, enti locali, professioni, Università e Terzo settore dell’Emilia-Romagna, contiene queste ipotesi.

«Martedì scorso – spiega il presidente della Regione, Stefano Bonaccini – alla prima riunione del Tavolo, ci eravamo dati sette giorni di tempo per definire un progetto che fosse dell’intero sistema socioeconomico regionale, e ci siamo già trovati d’accordo: un segnale positivo e di compattezza che arriva dall’Emilia-Romagna, soprattutto in questo momento di dura crisi».

Il governo, ha aggiunto il presidente, ha la competenza sulle attività produttive e quindi su eventuali riaperture o meno. «Come perimetro temporale abbiamo il 3 maggio, valido per tutto il Paese. Qualora venisse deciso, potrebbero esserci riaperture prima, ma lo ribadisco: la salute viene prima di tutto – rimarca il presidente – Ora abbiamo una proposta condivisa per l’esecutivo nazionale, con l’indicazione di filiere che qui, nel caso, potranno operare sulla base di protocolli per la sicurezza di lavoratori e lavoratrici». L’assessore allo sviluppo economico, Vincenzo Colla, fa il punto sull’andamento della crisi: «Abbiamo circa 500mila lavoratori in cassa integrazione – precisa – un dato senza precedenti nella storia dell’Emilia-Romagna, ne va della tenuta sociale dei nostri territori. Il calo dei contagi sta funzionando, ma serve prudenza. Non vogliamo tutto aperto o tutto chiuso: dobbiamo portare avanti una ripresa governata. Consegniamo quindi al governo una proposta, ma perché siamo in grado di governarla».

La lista raccomandata

L’elenco dei settori da riaprire va dalla manifattura – centrale nell’economia regionale, con un peso sul valore aggiunto prodotto del 28% e un valore dell’export di 64 miliardi di euro – alle costruzioni (oltre 65. 000 imprese con prevalenza della piccola dimensione), al complesso universo del turismo, commercio e pubblici esercizi, al comparto dei servizi alla persona (con imprese che vanno dalla micro-dimensione alle grandi cooperative di servizi). Questo l’elenco degli ambiti individuati nel dettaglio: manifatture e industria; edilizia e cantieri; trasporto merci e logistica; servizi pubblici locali; mobilità delle persone; cultura; commercio, pubblici esercizi, turismo, sport e wellness; agricoltura, industria agroalimentare e pesca; servizi alla persona, terzo settore e sociosanitario; servizi ambulatoriali privati; professionisti e attività di servizio. –

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