Riso ferrarese in Cina L’export ora è sbloccato
Dopo anni di trattative firmato l’accordo tra governi per superare i maxi-dazi La varietà locale Japonica tra le prescelte per il nuovo mercato dei risotti
Il riso italiano potrà essere venduto in Cina. Passo importante per l’agroalimentare nazionale e ferrarese, soprattutto in vista della ripresa dei commerci internazionali, adesso rallentati e quasi congelati dalla pandemia di Covid-19. Passo anche storico, viste le difficoltà che da sempre ci sono state nei confronti di uno dei più importanti mercati mondiali, che oppone maxi-dazi. L’intesa raggiunta dopo anni di trattative offre la possibilità per i nostri risicoltori di vendere i propri chicchi di qualità, per risotti, ai cinesi, quasi come vendere ghiaccio agli eschimesi.
l’intesa
Il Ministero per le politiche agricole, attraverso l’ambasciatore italiano in Cina, ha sottoscritto, con l’Amministrazione generale delle Dogane della Repubblica popolare cinese, due protocolli che permettono l’esportazione di carne bovina e riso italiani. Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura, afferma che «è un accordo rilevante a cui tenevamo in modo particolare», non solo perché arriva alla fine di un lungo negoziato tecnico e politico, ma anche perché pone le basi per altre intese. Il punto cruciale, infatti, è che occorre superare gli ostacoli tecnici alle esportazioni italiane per provare a riequilibrare i rapporti commerciali nell’agroalimentare con le importazioni dalla Cina che sono pari a 667 milioni nel 2019, nettamente superiori alle esportazioni nazionali che hanno raggiunto i 477 milioni nello stesso anno.
le opportunità
Ricordiamo che in Emilia Romagna sono circa 6. 000 gli ettari coltivati a riso, dei quali quasi 5. 500 nella nostra provincia. Per Paolo Cavalcoli, direttore di Confagricoltura Ferrara, quella sul riso «è una bella e nuova possibilità perché si parla proprio del nostro riso, la varietà Japonica che si coltiva nei nostri territori. Quella che ha sofferto di più di questi tempi delle importazioni a dazio zero dal Myanmar. Questo accordo è una cosa molto positiva. È stata una bella sorpresa anche se non sarà una cosa così vicina nel tempo, non sarà immediata perché dovranno venire gli ambasciatori cinesi nei nostri territori a vedere come lavoriamo, come operiamo e come vengono effettuate le coltivazioni. Ma è un primo passo importante per i nostri risicoltori che possono avere un nuovo sbocco su un mercato importantissimo. È vero che anche in Piemonte e Lombardia ci si è riconvertiti allo Japonica ma questo riso da risotto è proprio la tipicità delle nostre zone. L’idea poi, sarebbe una volta finito il percorso con la Cina, di provare ad aprire un rapporto anche con l’India».
commenti
«Un accordo importante, quello firmato dal Mipaaf, che permetterà l’export del riso da risotto italiano in Cina. Per l’Italia, primo produttore europeo di riso e leader nella produzione di eccellenza del cereale, si apre un mercato importante, con 50 milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto». È il commento del presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, alla notizia dell’intesa siglata a Pechino. –
Andrea tebaldi
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