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la trattativa 

L’Ateneo vuole più iscritti I sindacati: mancano le risorse

A.M.

Confronto sulla stabilizzazione del personale Ata. La Cgil: «La svolta digitale impone  di investire sulla figura dei tecnici informatici» 

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I cambiamenti già impressi all’Università ferrarese prima dell’emergenza sanitaria hanno conosciuto un’ulterioriore accelerazione con l’attivazione della didattica online, con la prospettiva già annunciata dal rettore di rendere strutturale e in buona parte permanente il sistema dell’insegnamento online.

Un futuro visto con preoccupazione dai sindacati che proprio in queste settimane stanno affrontando una trattativa con l’Ateneo sull’assunzione di personale tecnico amministrativo. Con particolare attenzione ai tecnici informatici, figura che ha assunto una valenza strategica ancora più centrale con il potenziamento del modello a distanza.

E se Unife si candida a grande Ateneo, ragiona Hania Cattani della Flc-Cgil, «anche l’organico deve essere adeguato ai grandi numeri. Il pacchetto del monte–assunzioni però è unico, nel senso che comprende sia il personale docente che il personale Ata, e le scelte compiute dall’Ateneo, molto focalizzate su facoltà come Medicina e Biotecnologie, hanno portato uno squilibrio nelle assunzioni a favore dei docenti, penalizzando gli Ata che nel frattempo tra quota 100 e altri pensionamenti hanno perso 70 posti. Grazie a un accordo che ha consentito la riapertura di graduatorie chiuse, abbiamo ottenuto di stabilizzare 30 precari, ma non basta».

L’ultimo confronto, pochi giorni fa, era finalizzato tra l’altro a chiudere l’accordo stabilizzando altri due Ata precari del settore Biblioteche, ma non si è arrivati a una risoluzione definitiva, e la discussione è stata aggiornata. Il confronto però, prosegue Cattani, dovrà essere ampliato aprendo un capitolo riservato al personale tecnico-informatico: «Tutti, dai docenti agli Ata, stanno lavorando con modalità diverse, e c’è bisogno di un supporto tecnico per gestire la svolta digitale che si vuole imprimere a Unife».

Due i livelli sui quali è necessario agire, secondo la Flc Cgil: un piano di confronto nazionale che deve partire dal Ministero dell’Università e deve coinvolgere le organizzazioni sindacali per affrontare l’apertura del prossimo Anno Accademico; e un confronto a livello territoriale dove le Università, nella loro autonomia, sviluppano e supportano progetti con risorse economiche e umane adeguate «altrimenti - ribadisce Cattani - si rimane nella sfera degli annunci. Questa emergenza ha messo in evidenza la contraddizione tra la volontà dell’Ateneo di puntare su progetti finalizzati all’aumento del numero degli iscritti, senza però mettere in atto tutte le risorse capaci di sostenerli». E augurandosi infine che si possa tornare presto nelle aule vere e utilizzare le biblioteche e i laboratori di ricerca. —

A.M.

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