La Nuova Ferrara

Ferrara

L’infarto tra le mura domestiche per paura di infettarsi in ospedale

m.na.

L’allarme lanciato dal responsabile della cardiologia di Cona Calano gli accessi ma l’intervento è sicuro: il 118 va chiamato subito 

2 MINUTI DI LETTURA





il caso

Calano gli infarti a Ferrara. Almeno del 54% rispetto allo stesso periodo: 164 accessi in ospedale nel febbraio-marzo dell’anno scorso, contro i 76 fatti registrare nel 2020. Apparentemente una notizia magnifica, in realtà non è così. Invero, sostengono dall’Azienda ospedaliera di Cona, semplicemente i pazienti non si rivolgono più alle strutture. È un ulteriore, preoccupante, effetto collaterale del Covid-19: temendo un contagio nel recarsi in ospedale, le persone rimangono a casa. Rischiando, in questo modo, un attacco miocardico poi irrecuperabile. In termini ruvidi e pratici: troppi trascurano sintomi e problemi, dribblando la chiamata al pronto soccorso.

È un caso generalizzato, che sta facendo suonare campanelli d’allarme in tutta Europa: meno 45% interventi ospedalieri in Spagna, in Inghilterra il calo è stato del 47%. Le persone rischiano la vita tra le mura domestiche, piuttosto che chiamare le ambulanze.

rasserenante

Per questo, ieri, il prof. Roberto Ferrari (primario della cardiologia dell’ospedale di Cona) ha lanciato un messaggio forte e rasserenante: «Venire in reparto è fondamentale per limitare le conseguenze di un infarto “consumato” a casa. La paura di essere contagiati dal coronavirus non deve esistere, ma non è un caso se da due mesi a questa parte i nostri interventi sono calati così drasticamente. La gente ha paura, però deve sapere che non c’è alcun problema nel venire in ospedale».

«I percorsi sono separati - ricorda Ferrari -: esiste un eccellente servizio di triage che divide i pazienti da Covid-19 da chi presenta altre patologie. In realtà, tra l’altro, chi arriva per un sospetto di infarto non passa neppure per il pronto soccorso ma va in emodinamica».

sintomi e dinamiche

Il vibrante suggerimento del prof. Ferrari è inequivocabile: ai primi sintomi, o presunti tali, va immediatamente chiamato il 118 (non il proprio medico di base). E nel caso, già sull’ambulanza, verrà praticata un’angioplastica primaria (il palloncino).

Dolore al torace, al braccio e alla spalla sinistri. Fastidio insistente alla schiena, alla mandibola, bocca dello stomaco... Sono questi i principali sintomi che precedono un attacco cardiaco. A questi si aggiungono battici accelerati, senso d’ansia. Chi dovesse trovarsi ad affrontare queste patologie si affretti a chiamare il 118.

ingresso diretto

«È fondamentale essere celeri - aggiunge Gianluca Campo, responsabile dell’emodinamica dell’ospedale di Cona -; la raccomandazione è chiamare l’ambulanza e nessun altro. Verrà fatto l’elettrocardiogramma e, nel caso si debba intervenire, ci sarà l’ingresso diretto in emodinamica. A marzo abbiamo avuto il picco negativo di mancati interventi rispetto al 2019, ma non c’è ragione di evitare il ricovero per timore del coronavirus». —

m.na.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google