Lavoro e salute a braccetto la prima regola d’oro per la rinascita economica
L’ingegner Stefano Bergagnin fa il punto della situazione del settore «Fondamentali i comitati per i protocolli, sono una garanzia»
L’INTERVISTA
Lavoro e sicurezza ai tempi del coronavirus. Un argomento decisivo, perché il contenimento del covid-19 vada di pari passo con la rinascita economica. E che tocca tutti, anche nel Ferrarese: le aziende che non hanno mai chiuso, quelle che hanno riaperto con l’autocertificazione inviata alla prefettura, quelle che si preparano a riaprire con la fase-2. Per affrontare un tema tanto decisivo ci siamo rivolti all’ingegner Stefano Bergagnin, imprenditore ferrarese che si occupa di sicurezza nei luoghi di lavoro con la Pass srl, di cui è co-titolare, ma anche membro del gruppo di lavoro sicurezza del Consiglio nazionale ingegneri. E lo abbiamo fatto “strappandolo” ai suoi impegni professionali: «Ci sono dentro fino al collo, siamo pressatissimi».
Ingegner Bergagnin, partiamo dal pregresso: a quale livello è la cultura della sicurezza nelle imprese ferraresi?
«Eterogenea: c’è chi s’impegna a tutti i livelli, datori di lavoro e dipendenti, e chi meno. Noi cerchiamo di stimolare l’approccio del mondo del lavoro, dal lato sociale è fondamentale. A Ferrara non c’è una situazione d’eccellenza, ma è così dappertutto: tutti, però, hanno la consapevolezza che la sicurezza è fondamentale»
L’emergenza coronavirus l’ha accresciuta?
«Direi di sì. Almeno le aziende con cui siamo in contatto hanno capito, anche con la nostra consulenza e alle quali abbiamo dato supporto sin da subito, che è un aspetto decisivo. Chi è rimasto aperto, chi si stava preparando a riaprire, anche in vista della fase 2, tutti hanno risposto in maniera importante. I protocolli impegnano, ma hanno la finalità di sensibilizzare tutti quanti, anche i lavoratori, a gestire i rischi. L’obiettivo è stato fare squadra nei luoghi di lavoro, rispettare le regole e applicarle a tutti quanti».
Quali regole?
«Le vediamo tutti i giorni andando a fare la spesa, negozi e supermercati sono stati coinvolti per primi. Io, impegnandomi su aziende produttive e cantieri (questi per ora quasi tutti fermi), ho sviluppato con le aziende un impegno in linea con quegli stessi principi: sono stati istituiti i comitati di verifica di rispetto dei protocolli, al loro interno ci sono i sindacati, ci si confronta e questo garantisce la salute di tutti quanti. Nessuno ha pensato al solo aspetto economico, sia imprenditori, sia sindacati, sia consulenti: almeno nel nostro territorio, si sta facendo squadra per centrare gli obiettivi: salute e ripartenza dell’economia».
Entrando più nello specifico, qualche esempio di provvedimenti o procedure adottati?
«Alcuni settori che non hanno mai chiuso o hanno riaperto, per esempio lavorano a fasi alterne, anche perché gli ordini sono diminuiti. Soprattutto nella metalmeccanica, in particolare nella fornitura dell’elettronica, non si sono fermati e appena hanno visto uscire i protocolli hanno cercato di mettere in campo i provvedimenti: non misure gigantesche, ma sulla densità del personale (che è comunque minore di quella nei supermercati) da controllare, organizzato pulizie giornaliere e il reperimento dei dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr), modificato gli orari di lavoro, adottato lo smart working, come abbiamo fatto noi stessi con i nostri impiegati».
Tutte buone e ragionevoli prassi: basteranno?
«Vedo tanta preoccupazione, ma le condizioni ci sono. La prefettura fa vigilanza anche nelle aziende e va bene, c’è molta sensibilità. Le regole sono efficaci, bisogna rispettarle tutti assieme».
Non sembra facile per tutti i settori...
«Il problema maggiore è legato ai cantieri, dove c’è una promiscuità notevole, specie in quelli importanti, con tante aziende che operano al loro interno e ci sono regole severe». —
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