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Emergenza coronavirus a Ferrara
IL PUNTO

«A Ferrara i pazienti oncologici assistiti e monitorati, ora più sedute in sala operatoria»

«A Ferrara i pazienti oncologici assistiti e monitorati, ora più sedute in sala operatoria»

Il professor Frassoldati (Sant’Anna): ritorno lento verso la normalità. I pazienti con tumore possono essere più esposti alla virosi e fragili  

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FERRARA. L’emergenza coronavirus ha causato la sospensione di molti servizi sanitari non urgenti in tutta la provincia. È accaduto anche, ma solo in parte, per l’assistenza ai pazienti oncologici, per i quali comunque - anche quando è stato deciso uno stop o un rinvio di prestazione - l’attenzione sui singoli casi si è mantenuta elevata e costante attraverso altre modalità, come i controlli a distanza, che hanno consentito di individuare le situazioni da trattare con particolare tempestività. Per chi necessita di un intervento urgente c’è l’annuncio che al Sant’Anna sarà aperta a breve un’altra sala operatoria per i pazienti con neoplasia. Il punto lo ha fatto ieri mattina in videochat l’azienda ospedaliera Sant’Anna, che ha chiamato a relazionare il professor Antonio Frassoldati, direttore dell’Oncologia clinica, e la dottoressa Sonia Succi, coordinatrice del Percorso diagnostico terapeutico (Pdta) della mammella.

Controlli e trattamenti

«Il sospetto che il rischio di contrarre l’infezione da coronavirus possa essere più elevato nei pazienti neoplastici ha trovato riscontro in studi cinesi, ma al momento le segnalazioni su questo aspetto sono ancora poche - ha spiegato Frassoldati - Il tasso di infezione, in uno di questi studi, è risultato doppio fra le persone ammalate di tumore, inoltre il decorso è stato più complicato e l’esito più sfavorevole per il doppio dei pazienti. A Ferrara siamo a livello di studi preliminari: 15 i pazienti neoplastici contagiati (25% mammella, 20% polmone), il 60% dei quali con tumore attivo».

La minore presenza in provincia di contagi da Covid-19 in rapporto alla popolazione (1,6 casi per mille abitanti) e «l’adozione di misure di controllo sociale nelle primissime fasi di contagio ha contribuito largamente a questo risultato», ha aggiunto l’oncologo.

L’azienda ospedaliera ha definito un piano per seguire i pazienti con diversi stadi della malattia. Chi è sottoposto a follow up, cioè ha superato il tumore e viene seguito con controlli periodici, è stato contattato con triage telefonico per verificare la necessità di una visita o di un esame. Nei casi non urgenti, per ridurre al minimo i rischi di contagio, il controllo è stato rinviato «senza rischi per il paziente e per un periodo limitato».

Per i pazienti in trattamento la terapia è stata in genere mantenuta, «con il rispetto delle opportune misure di prevenzione». Per quelli ricoverati sono state ridotte le visite dei parenti, tra loro non si sono registrati contagi.

Per chi ha appena ricevuto la diagnosi o è in attesa del primo trattamento l’intervento chirurgico è stato confermato dai gruppi multidisciplinari in base all’urgenza; il posticipo, invece, per le neoplasie più lente e meno invasive. Le liste d’attesa riportano attualmente 55 pazienti per il carcinoma della mammella e una decina per il tumore al polmone. «Ma l’attesa non supera i 30 giorni», ha puntualizzato il direttore dell’Oncologia.

Le fasi più lente della pandemia

La riorganizzazione dei servizi nelle fasi successive della pandemia terrà conto dell’esigenza di «ridurre gli affollamenti nelle sale d’attesa e di rimodulare gli orari per diminuire le possibilità di contagio, si manterranno le misure di protezione e si inviteranno i pazienti a segnalare eventuali sintomi della virosi», prevede Frassoldati. In Regione circa il 7% degli operatori in servizio nelle 12 unità operative oncologiche è risultato positivo, a Ferrara nessun contagio fra medici e infermieri. Da questa settimana, ha annunciato Frassoldati, saranno aumentati i turni in sala operatoria con sedute oncologiche al sabato e alla domenica. «Le visite, in particolare i controlli - ha assicurato il direttore - riprenderanno gradualmente. Ma si eviteranno per qualche tempo i controlli troppo frequenti in assenza di motivi clinici appropriati. Anche gli esami potranno essere più distanziati, valutandone caso per caso l’opportunità». —

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