La città sia forte come San Giorgio E uccida il drago
Oggi alle 9 sul sito della Diocesi la messa per il patrono Il vescovo Perego: aiuti insufficienti per le nuove povertà
San Giorgio, il patrono di Ferrara che si celebra oggi, è raffigurato nell’atto di uccidere il drago. Ma oggi la nostra città è in balia di un altro drago, quello della pandemia, e «in questo contesto la preghiera al nostro protettore e patrono, assume un’intensità ancora più forte, nonostante che la celebrazione, in questa Basilica a Lui dedicata, antica Cattedrale della città, sia ancora a porte chiuse, senza la partecipazione dei fedeli». Queste le parole del vescovo Perego, che oggi alle 9 parlerà ai fedeli a distanza, attraverso l’omelia che sarà trasmessa sul sito della Diocesi.
Parole di dolorosa attualità, dove i limiti e le sofferenze della nostra “creaturalità” ricordati dall’apostolo Paolo, sono «tante volte aggravati da scelte economiche, sociali, ambientali e politiche che generano malattia e dolore». Nella sua omelia monsignor Perego sottolinea che «anche l’odierna pandemia, contro cui il mondo combatte e che non ha risparmiato neppure la nostra città e il territorio ferrarese, ha origini dubbie, cure ancora lontane, sofferenze continue per le persone e le famiglie».
Aspettare la rinascita
Così alla tribolazione si aggiunge «l’angoscia per la nostra terra e i suoi frutti, per la vita sociale e lavorativa, per la scuola, il tempo libero. Non sappiamo ancora i tempi della ripresa, della rinascita e la città sembra morta, incerta, disorientata; le famiglie affaticate, angosciate. Possiamo anche dire che siamo continuamente perseguitati da un’informazione globale centrata sulla pandemia, interrogati da una politica con proposte contraddittorie, opposte opinioni nel governare la situazione».
E poi le nuove povertà: «Anche nella nostra Ferrara, come altrove, ci sono famiglie alla “fame”, disoccupati, precari che chiedono aiuto, negozi chiusi, imprese non ancora aperte per la giusta cautela, con risorse stanziate, ma aiuti ancora insufficienti. Ci ritroviamo d’improvviso nudi e in pericolo. E in questo tempo c’è bisogno di sentire che Cristo vive – come ha ricordato ai giovani Papa Francesco – è presente tra noi, Risorto e chiede testimoni che, come S. Giorgio, sappiano non fuggire dalle situazioni e abbiano il coraggio della fede». —
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