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Cura indispensabile Da Reggio a Ferrara per le trasfusioni

Alessandra Mura
Cura indispensabile Da Reggio a Ferrara per le trasfusioni

Il racconto del paziente “pendolare” Pronto con l’autocertificazione per i controlli 

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il racconto

È un “pendolare della salute”. Ogni tre settimane circa raggiunge Ferrara dalla provincia di Reggio Emilia, dove vive, per sottoporsi alla terapia che gli consente di convivere con la rara patologia autoimmune di cui soffre.

Tra gli spostamenti consentiti tra Comuni diversi, rientrano a pieno titolo i viaggi che Corrado Spigardi, odontotecnico, compie già da una decina di anni per andarsi a prendere all’ospedale di Cona la sua scorta di salute.

«Da quando è cominciato il lockdown sono venuto a Ferrara una volta, a marzo, e ci tornerò tra pochi giorni per un’altra seduta. Ho con me l’autocertificazione, ma finora non mi è capitato di essere fermato per un controllo». Corrado viene a Ferrara per sottoporsi a un lavaggio del sangue attraverso filtri speciali disponibili solo all’ospedale di Cona, e in grado di dargli quei benefici che gli consentono di andare avanti.

L’emergenza sanitaria, prosegue, per fortuna non ha compromesso questa indispensabile routine. «Sono in costante contatto con lo specialista e tutto si sta svolgendo con regolarità. Il reparto trasfusionale lavora in piena sicurezza, isolato, adottando naturalmente tutte le misure precauzionali. Il personale sanitario è completamente protetto da tute e dispositivi, e anche noi pazienti indossiamo guanti e mascherine. La terapia dura circa tre ore in una sala con quattro postazioni, di cui una che viene lasciata sempre libera per le emergenze. La volta scorsa oltre a me c’era un solo altro paziente, così da poter mantenere ampiamente la distanza di sicurezza e consentire lo svolgimento di una terapia essenziale per tenere la patologia sotto controllo».

A Ferrara, continua Spigardi con voce provata, «ho trovato una situazione relativamente più tranquilla rispetto a quella vissuta dalla mia provincia e da quelle limitrofe. Io vivo in un paese vicino al Po, al confine con Mantova, dove si è toccato con mano l’inferno - conclude - Il coronavirus virus si è portato via tante persone che conoscevo, l’emergenza ci ha travolti come un’ondata e fino a pochi giorni fa ci siamo sentiti tutti allo sbando». —

Alessandra Mura

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