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«Vogliamo riprenderci la Gad» 40 giorni di controlli nella zona

Daniele Predieri
 «Vogliamo riprenderci la Gad» 40 giorni di controlli nella zona

Il questore Cesare Capocasa fa il punto sulle attività della Polizia in corso nell’area «Nessun proclama, ma applico un principio: se ci siamo noi, non ci sono loro» 

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«Se ci siamo noi, non ci sono loro; se ci sono loro, noi ci limitiamo a guardarli perché non abbiamo la forza per spostarli, è una legge fisica di occupazione»: e allora, ecco auto della Polizia fisse sotto il Grattacielo, pattuglie in stazione a controllare chi sale e chi scende dai treni, controlli a tappeto nell’area dietro la stazione dove tantissimi stranieri hanno trovato rifugi di fortuna. Da 40 giorni, questa è l’operazione “Gad libera”.

Gad libera da “loro”

Libera da spaccio, piccola criminalità e immigrazione clandestina, per “occupare” e “liberare” la Gad da pusher, clandestini, balordi. «Per cercare di dar decoro e non solo a questa parte della città, per consentire ai cittadini di riappropriarsi della loro città», precisa il questore Cesare Capocasa, facendo una premessa: «Nessun proclama su quello che stiamo facendo, sono abituato a farne solo a lavoro finito», anche se i risultati già ci sono e li vediamo. «Sono 40 giorni che noi Polizia di Stato e polizia municipale stiamo lavorando nella zona per cercare di riportare alla normalità la zona: e posso dire che a prescindere dal Covid, se non avessimo fatto questi servizi, con turni dalle 8 alle 10 di sera, questa gente (il popolo dello spaccio e altro, ndr) loro sarebbero ancora lì, la situazione sarebbe la stessa che ho visto il 24 febbraio arrivando a Ferrara». Ma qualcosa è cambiato, i cittadini lo ammettono sul vostro profilo Facebook.

Altre Gad in altre città

«Posso dire ai cittadini che i problemi sono tali da tantissimi anni e che chiaramente non vogliamo risolverli in 40 giorni: l’importante è che si facciano le cose». Niente bacchetta magica, dunque: «certo, stiamo lavorando per tentare di riprenderci questa area. E ribadisco il principio applicato in tante altre Gad delle città in cui ho lavorato: “se ci siamo noi, non ci sono loro; se ci sono loro noi ci limitiamo a guardarli”, una legge fisica di occupazione».

Perché il problema della Gad è sempre stato e resta lo spaccio di droga, anche se si è spostato in tutta la città: da Barco a Ponte, da via Bologna all’ex Palaspecchi. «Sono tantissimi anni che si cerca di risolvere il problema, noi ci stiamo provando ad estirpare quanto possibile lo spaccio, giorno dopo giorno, dentro e fuori». Ossia la droga a domicilio, il nuovo fenomeno dello spaccio nelle torri del Grattacielo.

Dentro e fuori il grattacielo

«È così, i nostri sopralluoghi si concentrano fuori e anche dentro le torri per verificare occupazioni abusive, appartamenti vuoti o con ingressi sfondati: stiamo controllando anche questo con la collaborazione dell’amministratrice con cui abbiamo un ottimo rapporto».

E il futuro? La gente si chiede se continueranno questi controlli: «È chiaro che non posso pretendere che i rinforzi da Bologna (reparti prevenzione crimine e mobile, ndr) ci siano sempre, poiché saranno impiegati in manifestazioni, eventi sportive. Noi abbiamo voluto iniziare con attività di prevenzione e repressione: capisco le difficoltà oggettive del problema e debbo dire che l’emergenza Covid ci limita parecchio, penso ad espulsioni e rimpatri. Ma andiamo avanti: è chiaro che un mese non basta, però ridendo e scherzando siamo lì da 40 giorni». –

Daniele Predieri

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