«Vogliamo riprenderci la Gad» 40 giorni di controlli nella zona
Il questore Cesare Capocasa fa il punto sulle attività della Polizia in corso nell’area «Nessun proclama, ma applico un principio: se ci siamo noi, non ci sono loro»
«Se ci siamo noi, non ci sono loro; se ci sono loro, noi ci limitiamo a guardarli perché non abbiamo la forza per spostarli, è una legge fisica di occupazione»: e allora, ecco auto della Polizia fisse sotto il Grattacielo, pattuglie in stazione a controllare chi sale e chi scende dai treni, controlli a tappeto nell’area dietro la stazione dove tantissimi stranieri hanno trovato rifugi di fortuna. Da 40 giorni, questa è l’operazione “Gad libera”.
Gad libera da “loro”
Libera da spaccio, piccola criminalità e immigrazione clandestina, per “occupare” e “liberare” la Gad da pusher, clandestini, balordi. «Per cercare di dar decoro e non solo a questa parte della città, per consentire ai cittadini di riappropriarsi della loro città», precisa il questore Cesare Capocasa, facendo una premessa: «Nessun proclama su quello che stiamo facendo, sono abituato a farne solo a lavoro finito», anche se i risultati già ci sono e li vediamo. «Sono 40 giorni che noi Polizia di Stato e polizia municipale stiamo lavorando nella zona per cercare di riportare alla normalità la zona: e posso dire che a prescindere dal Covid, se non avessimo fatto questi servizi, con turni dalle 8 alle 10 di sera, questa gente (il popolo dello spaccio e altro, ndr) loro sarebbero ancora lì, la situazione sarebbe la stessa che ho visto il 24 febbraio arrivando a Ferrara». Ma qualcosa è cambiato, i cittadini lo ammettono sul vostro profilo Facebook.
Altre Gad in altre città
«Posso dire ai cittadini che i problemi sono tali da tantissimi anni e che chiaramente non vogliamo risolverli in 40 giorni: l’importante è che si facciano le cose». Niente bacchetta magica, dunque: «certo, stiamo lavorando per tentare di riprenderci questa area. E ribadisco il principio applicato in tante altre Gad delle città in cui ho lavorato: “se ci siamo noi, non ci sono loro; se ci sono loro noi ci limitiamo a guardarli”, una legge fisica di occupazione».
Perché il problema della Gad è sempre stato e resta lo spaccio di droga, anche se si è spostato in tutta la città: da Barco a Ponte, da via Bologna all’ex Palaspecchi. «Sono tantissimi anni che si cerca di risolvere il problema, noi ci stiamo provando ad estirpare quanto possibile lo spaccio, giorno dopo giorno, dentro e fuori». Ossia la droga a domicilio, il nuovo fenomeno dello spaccio nelle torri del Grattacielo.
Dentro e fuori il grattacielo
«È così, i nostri sopralluoghi si concentrano fuori e anche dentro le torri per verificare occupazioni abusive, appartamenti vuoti o con ingressi sfondati: stiamo controllando anche questo con la collaborazione dell’amministratrice con cui abbiamo un ottimo rapporto».
E il futuro? La gente si chiede se continueranno questi controlli: «È chiaro che non posso pretendere che i rinforzi da Bologna (reparti prevenzione crimine e mobile, ndr) ci siano sempre, poiché saranno impiegati in manifestazioni, eventi sportive. Noi abbiamo voluto iniziare con attività di prevenzione e repressione: capisco le difficoltà oggettive del problema e debbo dire che l’emergenza Covid ci limita parecchio, penso ad espulsioni e rimpatri. Ma andiamo avanti: è chiaro che un mese non basta, però ridendo e scherzando siamo lì da 40 giorni». –
Daniele Predieri
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