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«Con gli inceneritori ora fuori dalla crisi Serve più cartone»

Quagliolo (Conai) e le difficoltà del riciclo Così si è evitato lo stop alla differenziata 

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l’intervista

Giorgio Quagliuolo, presidente Conai, fa il punto della raccolta differenziata in tempi di Covid.

Qual è la situazione degli impianti di riciclo di carta, plastica e vetro/lattine?

«Carta e vetro sono i probabilmente i materiali meno toccati. Il flusso cartone da utenze non domestiche, in seguito alle numerose chiusure, si è quasi azzerato. La conseguenza è che, al momento, c’è scarsa disponibilità di cartone: le cartiere, che continuano a lavorare, hanno quindi più che mai bisogno di materiale. La filiera del vetro ha visto un lieve calo del materiale, perché la chiusura di bar e ristoranti e il blocco del settore turistico hanno fatto crollare i quantitativi di vetro in arrivo dagli esercizi pubblici. Per la plastica, il rischio più serio era la gestione degli scarti non riciclabili, ossia il plasmix, prodotto dagli impianti di selezione. I motivi erano due. Venivano meno importanti sbocchi ai termovalorizzatori esteri e si stava azzerando la possibilità di utilizzo finale del plasmix nei cementifici, che lo usano come collante, a causa della chiusura di questi ultimi.

La situazione si sta leggermente fluidificando: l’intervento di molte Regioni ha permesso di trovare nuovi spazi nei termocombustori. Se i cementifici riprenderanno le loro attività in maggio, l’attuale situazione andrà verso una soluzione».

Che tipo di misure vanno adottate per impedire crisi su questo fronte?

«Aumentare le capacità di stoccaggio degli impianti e le capacità termiche dei termocombustori sono le uniche soluzioni che hanno permesso di evitare che il ritiro dei rifiuti differenziati fosse sospeso. L’Emilia Romagna è stata la prima a rendersene conto. La termovalorizzazione è la terza strada che l’Europa raccomanda dopo il riuso e il riciclo per evitare che il rifiuto finisca in discarica».

Cosa ci insegna questa emergenza sotto il profilo del riciclo e recupero?

«Credo abbia riportato in primo piano, e in modo ancor più allarmante, due criticità che il Paese continua a dover affrontare. La prima è la carenza di impianti: molte aree del Centro-Sud ne soffrono in modo drammatico. Spesso la soluzione è l’invio dei rifiuti nelle strutture del Nord. La conseguenza? Autostrade invase da camion che viaggiano verso il settentrione, e che impattano sia sull’ambiente sia sulla nostra economia. Ma, come anticipavo, c’è un secondo aspetto critico: occorre incentivare l’uso di materia prima seconda, ossia di materia ottenuta da riciclo. La sua richiesta e il suo valore economico stavano calando in modo preoccupante già prima dell’emergenza sanitaria». —

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