Ferrara, stretta sulle quarantene a casa: servirà il consenso informato
I contagi tra le mura domestiche sono diventato il fronte caldo dell’epidemia Covid-19. Dalle Regione linee guida più rigorose a cominciare dalla velocità degli esiti dei tamponi
FERRARA. I contagi tra le mura di casa sono diventati uno dei fronti “caldi” dell’emergenza coronavirus, al punto da indurre la Regione Emilia Romagna a un giro di vite sulle quarantene. Le persone in isolamento dovranno essere ancora più responsabilizzate e consapevoli dei rischi a cui potrebbero esporre i loro familiari se la loro abitazione non dovesse avere i requisiti per una quarantena in sicurezza. Nel documento messo a punto dell’assessorato alla Sanità e condiviso con le aziende sanitarie e le parti sociali, si suggerisce di valutare direttamente a domicilio l’adeguatezza dell’abitazione dei pazienti in quarantena e, in assenza delle condizioni per un isolamento adeguato, proporre la collocazione in una struttura alberghiera. Proposta che - e questa è la principale novità - dovrà essere accompagnata da un modulo di “consenso informato” che il paziente dovrà sottoscrivere anche in caso di rifiuto della sistemazione alternativa.
I CONTROLLI
Le verifiche sull’idoneità del domicilio saranno effettuate sulla base di “check list” predisposte insieme ai Dipartimenti di sanità pubblica, e riguarderanno i casi sospetti o confermati di positività per cui non è necessario il ricovero in ospedale, oppure pazienti in convalescenza in attesa del secondo tampone negativo. Mancando le condizioni adeguate di sicurezza, i pazienti autosufficienti dovranno essere invitati a proseguire la quarantena in una struttura diversa (alberghi, strutture di accoglienza) che dovrà garantire l’ospitalità fino alla completa guarigione. A questo proposito, sulla scia della convenzione già stipulata a Ferrara tra Asl e Asshotel (e che ha individuato nell’albergo Astra la struttura di accoglienza) la Protezione Civile regionale sta predisponendo una convenzione con Federalberghi.
L’alternativa, in ogni caso, non può essere l’ospedale: «Rimane fermo il fatto - mette in chiaro la Regione - che le persone che non possono trascorrere la quarantena al proprio domicilio non devono essere ospedalizzate e devono essere monitorate ovunque siano collocate».
Ma il contrasto del contagio tra le mura domestiche si gioca anche sulla tempestività della diagnosi e della refertazione dei tamponi, che non di rado ha mostrato tempi troppo dilatati per poter spegnere sul nascere un focolaio familiare. «Per identificare in modo precoce i casi e metterli in stretto isolamento - sottolinea il documento - si deve agire sulla tempestività della diagnosi: tra la segnalazione dei sintomi e l’esecuzione del tampone naso-faringeo al caso sospetto e ai contatti stretti sintomatici deve intercorrere il minor tempo possibile per avviare, in caso di positività, il protocollo terapeutico di monitoraggio definito a livello regionale».
I TAMPONI
Saranno le stesse aziende sanitarie insieme ai dipartimenti di sanità pubblica a stabilire le figure professionali che eseguiranno materialmente il tampone - tra medici, infermieri e assistenti sanitari - così come decideranno a chi affidare il monitoraggio delle condizioni di salute dei pazienti in quarantena. Su questo fronte potranno entrare in campo team operativi specifici come le Usca (Unità straordinarie per la continuità assistenziale), le Centrali di coordinamento, i Punti unici distrettuali, «mettendo in atto le strategie ritenute più efficaci e sostenibili per il territorio di riferimento».
Analoga attenzione viene richiamata sulla tempestività dell’esecuzione dei due tamponi diagnostici che, se negativi, consentono di dichiarare la persona guarita e mettere fine alla quarantena (e, nei casi di allontanamento dalla propria abitazione, poter tornare a casa). «La dichiarazione di guarigione - ribadisce il documento - diventa a maggior ragione indispensabile in questa fase dell’epidemia in cui ci si appresta a far ripartire le attività. Una tempestività che può essere assicurata da un lato grazie alle nuove potenzialità dei laboratori regionali coinvolti, dall’altro con l’utilizzo dei team operativi specifici».
Regole messe nero su bianco per alzare l’asticella della prevenzione rafforzando le linee guida adottate finora: segnalazione dei casi sospetti, isolamento precauzionale, individuazione dei contatti, conferma diagnostica, trattamento domiciliare per gli asintomatici o con lievi sintomi, monitoraggio telefonico fino alla guarigione clinica e a quella definitiva con il doppio tampone negativo. Un percorso ripreso e rafforzato nei suoi snodi critici: i tempi diagnostici e la reale sicurezza delle condizioni di quarantena domiciliare. —
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