Cerimonia nel Silenzio in una piazza vuota Ferrara ricorda i caduti
Alla finestra con il tricolore si è affacciato anche l’arcivescovo Perego L’omaggio del 95enne Pancaldi. Fabbri evoca le parole di Giorgio Franceschini
Le note del “Silenzio” suonate dal trombettista Romano Tacchini hanno scandito con ancora più significato ed emozione la cerimonia ridotta ieri mattina in piazza Trento Trieste per ricordare il 25 Aprile, il giorno della Liberazione e i caduti di tutte guerre.
L’emergenza sanitaria ha ridotto al minimo indispensabile il cerimoniale, evitando concentramenti, parate, discorsi. In una piazza praticamente vuota non è passata inosservata la bandiera tricolore esposta dall’arcivescovo Gian Carlo Perego nel suo studio e la sua presenza dalla finestra a seguire a distanza la cerimonia.
Una celebrazione sobria, ridotta all’essenziale, che ha visto la presenza del sindaco Alan Fabbri, di Marco Ascanelli (presidente provinciale Anpi, in rappresentanza delle Associazioni partigiane), di Francesco Bertelli (presidente provinciale Partigiani Cristiani, in rappresentanza delle Associazioni partigiane cristiane), di Giorgio Pancaldi (presidente provinciale Associazione Mutilati e Invalidi di Guerra, in rappresentanza delle Associazioni combattentistiche) e di Riccardo Modestino (presidente provinciale Nastro Azzurro, in rappresentanza delle Associazioni d’arma). Prima della deposizione della cronaca d’allora al monumento ai caduti posto all’interno della Torre della Vittoria, Giorgio Pancaldi, 95 anni portati splendidamente di cui 38 alla guida dall’associazione dei mutilati di guerra, unico reduce tra i presenti di quella storica data di 75 anni fa, ha ricordato i valori della democrazia.
Il sindaco Fabbri ha poi mandato un messaggio sul significato di questa data. «Il 25 aprile, il Giorno della Liberazione, per tutti gli italiani è stata una data spartiacque, tra un regime totalitario e una guerra spietata finita con l’occupazione tedesca e la nuova libertà. Questo passaggio significativo va ricordato e spiegato alle nuove generazioni che non lo hanno vissuto. Perfino, e soprattutto, in tempi di crisi, come quello che stiamo vivendo a causa della emergenza Coronavirus. Sta a noi tutti, oggi, continuare a riflettere su quegli eventi e a proteggere la libertà e la democrazia che i nostri nonni e i nostri padri sono riusciti a ricostruire dopo un periodo buio per l’Europa e per tutta l’umanità. Ferrara pagò un grande tributo alla guerra e all’occupazione, ben 1.071 furono le vittime civili, 431 i patrioti uccisi... E se l’eccidio estense segna l’inizio del terribile biennio (tra il 1943 e il 1945), oggi vogliamo ricordare anche la fine di quella tragedia collettiva. Vogliamo farlo, simbolicamente, e in nome di quella unità di intenti a cui i più alti principi ci ispirano, attraverso il racconto dell’avvocato Giorgio Franceschini (padre di Dario, ministro della Cultura). «La popolazione - disse allora - esce esultante dai rifugi e si riversa sulle strade... Ogni quartiere e ogni via della città rinasce... Chi ha vissuto quelle ore le ricorderà per sempre; riappariva la speranza, al suono delle cornamuse scozzesi in Piazza Cattedrale e nel tripudio della Festa solennissima del Santo Patrono: la speranza di una nuova Italia».
Tra le iniziative politiche i cartelli di Potere al popolo («civilissima disobbedienza») all’ex ponte dell’Impero, dove fu ucciso Bruno Rizzieri, e in via Formignana, dove venne ucciso il fascista Villani. —
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