La Nuova Ferrara

Ferrara

Emergenza coronavirus a Ferrara
EMERGENZA CORONAVIRUS

Quarantena e antichi mestieri: artigiani 2.0 ai tempi del Covid

Samuele Govoni
Quarantena e antichi mestieri: artigiani 2.0 ai tempi del Covid

Giocattoli in legno, pupazzi di stoffa e pasta fatta in casa: così si resiste al lockdown. Pensano e lavorano a Km zero ma grazie alla rete non conoscono confini territoriali 

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Lavorano il legno e le stoffe, fanno la pasta fatta in casa e creano ogni volta qualcosa di unico. Sono artigiani 2.0 che per curiosità e passione si sono avvicinati a mestieri antichi, facendoli propri. In questi mesi di lockdown, di negozi e ristoranti chiusi, di ore (a volte lunghissime) da trascorrere in casa, queste pratiche sono diventate un toccasana, a volte anche una salvezza.

Sì perché, quando tutto quello che fino a inizio marzo sembrava a portata di mano si è fatto lontanissimo, in molti hanno dovuto ricalibrarsi e adeguarsi a qualcosa che sembrava impossibile. Ad un tratto cose semplici come comprare un capo d’abbigliamento, un giocattolo o mangiare un piatto di cappelletti, sono diventate miraggi. Non per tutti. C’è chi ha saputo sopperire, o quantomeno tamponare, le mancanze imposte dalla lotta al Covid-19 con le proprie risorse domestiche. Rita cuce. Ha cominciato qualche anno fa per curiosità e per gioco e poi ha trasformato l’attività in professione.

Si occupa di pupazzi e vestiti ma tiene anche laboratori manuali e creativi nelle scuole e nelle librerie, coinvolgendo bambini, papà e mamme. Vive e lavora a Ferrara ma riceve richieste da diverse parti d’Italia. La domanda non si è fermata nemmeno in queste settimane e così, malgrado i negozi chiusi, sì pure quelli per bebè, lei ha continuato a creare. «Lavoro a mano o a macchina, dipende dagli articoli. Ordini ai tempi della quarantena? Per lo più – racconta – ho realizzato pupazzetti, porta pannolini, porta salviette e magliette personalizzate». Non si impara a cucire dall’oggi al domani, è chiaro, servono pazienza e pratica ma Rita, al di là del lavoro, consiglia questa attività come passatempo; un modo diverso per trascorrere qualche ora insieme tra fratello e sorella e perché no, anche genitori e figli.

PICCOLI FALEGNAMI CRESCONO

A proposito di giochi manuali, laboratori e attività per tutta la famiglia, c’è Alberto che costruisce e insegna a creare giocattoli in legno, partendo da ciò che si può trovare anche nel giardino di casa. «Fino a un paio d’anni fa facevo tutt’altro nella vita. La passione per i lavori manuali e la falegnameria l’ho sempre avuta ma non pensavo potesse diventare una professione poi – spiega – c’è stato un momento che mi sono detto: “Ora o mai più”. E cosi ho cominciato a specializzarmi, a imparare e inventare». Anche lui con l’associazione culturale Un bel dì, realizza laboratori nelle scuole, nelle librerie e nei parchi. Bambini e genitori si scoprono piccoli artigiani, creano qualcosa con le proprie mani, qualcosa che poi resta.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38765063:Video:https://video.lanuovaferrara.gelocal.it/locale/shangai-fai-da-te-ai-tempi-del-coronavirus/125398/125905]]

«Sono momenti bellissimi per noi, in cui gioco e didattica si integrano. Si impara a costruire qualcosa ma si riscoprono anche il valore del tempo, della condivisione e della manualità». Ad Alberto i laboratori mancano, quella scintilla negli occhi dei piccoli falegnami, quell’entusiasmo che porta alla creazione di personaggi fantastici e marchingegni mitici, ora sono bloccati.

«Speriamo di poter recuperare al più presto il tempo perduto ma nel frattempo – dice – stiamo realizzando tutorial per le famiglie a casa: insegniamo come costruire uno Shanghai (gioco da tavolo, ndr) o un elicottero. Il prossimo passo sarà spedire kit da assemblare e colorare a domicilio». E così l’arte antica del lavorare il legno e del creare giocattoli senza tempo, diventa pratica contemporanea anche grazie a rete e social network. Artigiani 2.0 appunto.

SAPORI DI UNA VOLTA

E se stoffe e legnetti possono essere un antidoto importante per queste giornate, non soltanto per sopperire alla noia ma anche per scoprire orizzonti diversi, la cucina non è certo da meno. Ricette, consigli, video, proposte, interviste, programmi: c’è di tutto. Alessandro però non bada tanto alla novelle cuisine e ai piatti gourmet, preferisce la tradizione ferrarese ed emiliana: dai cappelletti ai cappellacci, passando per tagliatelle e tortellini. «Ho imparato da mia mamma che ha imparato dalla sua; alla fine è nonna che ha fatto scuola a entrambi e che ancora oggi dà ripetizioni. Ritrovarsi attorno a un tavolo, stendere la tovaglia e poi prendere pianale, mattarello, uova, farina, terrine e tutte le armi del mestiere non è “solo” cucina, è un rito; una pratica che fa bene all’umore e allo spirito, oltre che al palato». Alessandro come gli altri artigiani del nuovo millennio si è avvicinata qualche tempo fa all’arte delle tradizioni gastronomiche: pasta fatta in casa, metodicità, calma e passione.

«Ci mettiamo il grembiule e iniziamo. Attorno al tavolo possiamo chiacchierare ma spesso stiamo anche in silenzio, è bello così. Non c’è bisogno di dire niente». Le mani lavorano. Piccoli gesti, sempre precisi e mai lasciati al caso. «Grazie alle istruzioni di nonna - conclude - in questi mesi di quarantena non solo abbiamo riempito dei vuoti, ci siamo anche tolti qualche voglia preparando noi stessi i piatti della nostra terra: una bella soddisfazione e una gioia che, per quanto piccola, è comunque in grado di cambiare una giornata». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google