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DOPO LA TRAGEDIA 

Morto nell’incidente a San Martino «Nardo era così Un casinista buono»

Samuele Govoni
Morto nell’incidente a San Martino «Nardo era così Un casinista buono»

L’amico ricorda il 43enne di Gallo deceduto sabato Dopo La Madia tanti lavori, ma aveva la cucina nel cuore

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GALLO

Nonostante le messe sospese e i bar chiusi per il coronavirus, la tragica notizia della morte di Massimiliano Nardini, a Gallo e Poggio Renatico, si è sparsa comunque in fretta. L’uomo è deceduto sabato pomeriggio a causa di un incidente stradale avvenuto in via Sgarbata tra San Martino e San Bartolomeo in Bosco, entrambi frazioni di Ferrara. Nardini, seduto al posto del passeggero, è stato sbalzato dall’auto ed è deceduto sul colpo. Aveva 43 anni e lascia la madre e la sorella. Nardini, “Nardo” per gli amici, era conosciuto per la sua passione per la cucina, la passata gestione della Madia, ristorante di Montalbano che aveva insieme alla madre, e per aver svolto per un paio d’anni l’attività di corriere. «Massimiliano era uno di quelli a cui non si poteva non voler bene, anche se a volte andava oltre le righe. Come lo definirei? Un “casinista buono”», dice Alessandro, un amico ed ex collega di Massimiliano.



I due si erano conosciuti anni fa, appunto sul luogo di lavoro perché «in una città come Ferrara tra corrieri ci si conosce un po’ tutti», poi però si erano persi di vista. Professioni diverse, vite diverse, il tempo passa e le cose cambiano. «Non ci sentivamo da un po’, l’ultima volta mi aveva chiesto di andare a mangiare qualcosa al Medio Cielo, ora Blackstar (via Ravenna, Ferrara). «Faceva il cuoco lì una volta a settimana, mi chiese di passarlo a trovare poi si sa come vanno queste cose, rimandi e rimandi poi finisce che non ci si vede più», prosegue Alessandro. La cucina è la cosa che salta alla mente per prima parlando di Nardo, non i problemi ma l’abilità ai fornelli. «Abitava a Gallo con la madre - ricorda l’amico - e una volta mi invitò a casa sua per una cena, una cosa improvvisata, niente di sofisticato ma - dice - i cappellacci al ragù che mangiai li ricordo ancora, anche se sono passati sei o sette anni».



Sulle cause che hanno portato all’incidente e alla conseguente morte di Nardini dovrà fare chiarezza l’autorità competete, così come si dovrà chiarire perché lui e il conducente (trasportato all’ospedale di Cona, non sarebbe in gravi condizioni) si trovavano in macchina con le disposizioni restrittive anti Covid-19. Lo schianto fatale è avvenuto il 25 aprile, giorno della liberazione, nel primo pomeriggio. L’uomo alla guida ha improvvisamente perso il controllo dell’auto ed è uscito di strada. Il mezzo, una Bmw, è andata a sbattere contro dei pioppi posizionati sul ciglio della via e Nardini, per la violenza dell’impatto, è stato sbalzato fuori dall’auto. Sul posto oltre alla polizia locale, che si è occupata dei rilievi, anche 118, carabinieri e vigili del fuoco. —



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