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Bar chiuso e zero introiti Le paure di una coppia «Viviamo in un incubo»

Marcello Pulidori
Bar chiuso e zero introiti Le paure di una coppia «Viviamo in un incubo»

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Prima il terremoto del 2012, poi l’emergenza Coronavirus di questi ultimi nostri tempi. Due congiunture diverse ma entrambe dagli effetti devastanti. Ne sanno qualcosa, a Sant’Agostino, Tamara Monesi e Mattia Poletti, titolari del “Caffè da Vinci”. In piazza. Stanno aspettando un aiuto concreto da parte dello Stato ma questo aiuto tarda ad arrivare. E la situazione di Tamara e Mattia si fa, giorno dopo giorno, sempre più difficile. Certo, come loro tanti altri stanno masticando l’amaro cibo che questi tempi passano. Una mezza consolazione. «Dal 13 marzo – dice Tamara – il locale è chiuso. Abbiamo inoltrato la richiesta per poter avere il Bonus Covid (rivolto soprattutto alle partite Iva, ndr) il 4 aprile scorso; siamo oramai in maggio ma non abbiamo visto un centesimo. L’Inps continua a dirci che la nostra domanda è stata accettata, ma di soldi non c’è nemmeno l’ombra». Tanto per avere una idea più precisa, si tratterebbe di 600 euro per marzo e 800 a “rimborso” dei mancati guadagni di aprile. Trentanove anni lei, 36 il compagno: età relativamente giovani, se l’epoca storica attraversata fosse, diciamo, “normale”. Ma così non è. E preoccupazioni e ansie crescono: «Non moriremo di Coronavirus – ci dice ancora Tamara – ma rischiamo di finire tutti dallo psichiatra. È un momento difficilissimo per ognuno di noi. E forse per chi opera nel commercio lo è ancora di più. Senza introiti di nessun tipo – spiega ancora – chi paga l’affitto della casa? E quello del locale? Senza parlare delle bollette. Una situazione in cui mai avrei pensato di potermi trovare. Cosa chiedo? Chiedo allo Stato, al Governo di sospendere tutti i pagamenti, bollette incluse, almeno fino al marzo 2021. Le nostre – conclude Tamara Monesi – non sono lamentele, sono grida di allarme che ci vengono dal cuore perché capiamo, come tanti altri, il dramma che l’Italia sta vivendo». —





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