I farmacisti: le nostre scorte sono già in esaurimento
Balboni (Afm): ordinazioni vincolate dalle decisioni governative I magazzini si stanno svuotando e la produzione rischia il blocco
la protesta
Le farmacie ora espongono i cartelli “mascherine chirurgiche a 0,50 centesimi più Iva” ma molto presto potrebbero ricomparire gli avvisi “mascherine esaurite” che avevano accompagnato tutta la prima fase dell’epidemia.
«Siamo in difficoltà - spiega il direttore di Afm Michele Balboni - Fino a lunedì abbiamo potuto venderle a un euro, praticamente a ricarico zero, grazie alle grandi quantità ordinate ai nostri fornitori, ma con questo ribasso non ci stiamo più dentro e soprattutto non ci sono certezze per il futuro». L’ultimo acquisto da parte dell’Azienda Farmacie Comunali è stato di 70mila mascherine chirurgiche, subito prese d’assalto dai ferraresi al costo di 1 euro al pezzo, ma il resto della fornitura si sta trasformando in una zavorra: «Il Governo ha annunciato alla nostra associazione di categoria, così come ad Assofarma e Federfarma per il settore privato, che rimborserà la differenza di prezzo, ma siamo fermi agli annunci. E ancora più grave sarà il problema dei futuri ordinativi. I nostri abituali fornitori non sono in grado di realizzare i dispositivi a 50 centesimi e a breve le scorte saranno esaurite».
Né sembra rischiarare troppo l’orizzonte l’accordo stretto tra il Governo con cinque ditte per la produzione di mascherine “calmierate”: «Fino ad adesso siamo stati indipendenti per effettuare le ordinazioni, ora siamo vincolati alle decisioni governative, e, soprattutto, a oggi non abbiamo indicazioni sul reperimento delle scorte».
Per qualcuno la soluzione più semplice sarebbe ritirare le mascherine dalla vendita e conservarle come provvista personale. Non per il farmacista di Serravalle di Berra Roberto Contato, che anzi ha già preso una posizione chiara per quel che riguarda eventuali rimborsi: «Non mi interessano i risarcimenti. Io le mascherine non le faccio ritirare, ma continuerò a venderle anche sottocosto, pur rimettendoci, perché è più importante fornire alla clientela i dispositivi di protezione: solo se tutti li indossano siamo protetti».
Ma il ribasso del prezzo, ribadisce, avrà come primo effetto quello di svuotare i magazzini dei fornitori: «Fino a questo momento sono stato sempre in grado di procurare le mascherine per i miei clienti, finora ne avrò venduti circa tremila pezzi, a 1,5 euro l’una, pagandoli 1,2 euro al nostro Consorzio. Stamattina (ieri ndr) me ne sono rimaste ancora 183, le vendo contingentate a 5 alla volta, ma le sto esaurendo e una volta finite si apre una grande incognita. Per giunta, da lunedì, con la riapertura di molte attività, ci sarà un aumento del fabbisogno».
Non resta che esporre il cartello che, dietro un’apparente buona notizia, nasconde un’insidia: «È vero - conclude Contato - che prima dell’emergenza le mascherine si vendevano a 10 centesimi l’una, ma la penuria ha innescato un ricarico rispetto al quale noi farmacisti siamo solo l’ultimo anello della filiera». —
A.M.
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