Il tribunale: le regole del comune di Ferrara per distribuire i buoni spesa sono discriminatorie, vanno cambiate
Il sindaco Fabbri: "Resisterò, andrò avanti su questa linea fino in fondo"
FERRARA. Il tribunale di Ferrara ha «accertato il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal comune e per esso dalla sua giunta» per quanto riguarda i criteri per l'erogazione dei buoni spesa, e ordina all'amministrazione guidata dal leghista Alan Fabbri di «riformulare i criteri e le modalità senza le clausole discriminatorie». La magistratura ferrarese ha quindi messo un punto fermo nella querelle che si trascina da quasi un mese sulla delibera del comune, accogliendo il ricorso presentato da asgi (associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione), l'altro diritto, associazione umanità e Cgil, Cisl e Uil.
Nel dispositivo si legge infatti che quei criteri sono discriminatori in quanto «contengono, per gli stranieri extra Ue, il requisito del permesso di soggiorno ce per soggiornanti di lungo periodo, anzichè i soli requisiti relativi alla condizione di disagio economico e alla domiciliazione nel territorio comunale». inoltre, è stata ritenuta discriminatoria anche la parte della delibera che «prevede un ordine di priorità a favore dei cittadini italiani, quindi degli appartenenti all'unione europea e, infine, ai cittadini non appartenenti alla ue».
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Da qui la decisione di «ordinare al comune di riformulare i criteri» senza le clausole 'incriminatè, «consentendo la presentazione di nuove domande, prefissando un termine idoneo e attribuendo ai nuovi richiedenti lo stesso importo attribuito ai primi richiedenti che si trovassero nella stessa condizione, applicando per gli uni e per gli altri i medesimi criteri». Il centrosinistra esulta.
«L'ho promesso: resisterò! Andrò avanti su questa linea fino in fondo». Lo dice il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, dopo la decisione del tribunale che definisce «discriminatoria» la delibera del Comune sui buoni spesa. «Non tradirò la fiducia dei miei cittadini; glielo devo ai tanti italiani e stranieri che continuano a non poter mettere un pasto a tavola senza ricevere alcuna risposta dallo Stato», prosegue il primo cittadino.
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