Ospedali e case di riposo Venturi scioglie il caso Ferrara
Oggi il commissario regionale per l’emergenza parteciperà ai lavori della Conferenza socio-sanitaria. Diversi i nodi da dirimere in provincia
Entro la fine di questa settimana la Regione conta di concludere il primo screening sui dipendenti del sistema sanitario regionale. Nei giorni successivi punta a completare anche il controllo a tappeto di personale e ospiti delle case protette. Poi «ci occuperemo degli operatori dei servizi di assistenza domiciliare che non fanno parte del servizio sanitario regionale», ha annunciato ieri durante la diretta Facebook il Commissario regionale per l’emergenza, Sergio Venturi.
«È un’azione che abbiamo in agenda – ha assicurato – e faremo i test anche a loro. Lo dico per quelle persone che sono preoccupate perché questi assistenti entrano nelle loro case per lavorare». Venturi sarà in collegamento stamattina in video-conferenza con il tavolo sanitario provinciale convocato dal presidente della Conferenza socio-sanitaria, il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri.
Il suo intervento è atteso per diversi motivi. Il principale è che una parte della “fase 2” in provincia (la ripresa dei servizi ordinari) dipende dalla riorganizzazione del sistema ospedaliero locale dopo la fase più “acuta” della pandemia.
Uno dei nodi è rappresentato dalla futura destinazione dell’ospedale di Argenta che il commissario provinciale per l’emergenza, Tiziano Carradori, vorrebbe destinato all’accoglienza dei pazienti Covid meno gravi, ipotesi strenuamente avversata dal commissario straordinario dell’Asl, Claudio Vagnini, e dal sindaco di Argenta, Andrea Baldini. Venturi è chiamato a fare l’arbitro.
Tra i punti del dibattito anche i motivi per cui numerosi decessi, ricoveri e contagi qui hanno coinvolto anziani delle case di riposo e anche lavoratori delle strutture. Un aspetto su cui il sistema ha mostrato qualche crepa. E ieri lo ha ricordato anche Venturi: «Purtroppo a Ferrara numerosi decessi sono avvenuti nelle strutture per anziani, in parte con pazienti senza sintomi».
Ieri ha anche sottolineato, però, il numero «più basso» di contagi e decessi rispetto ad altre aree della regione e ha ricordato «le ricerche in corso sulla resistenza al virus in un territorio con tanti pazienti talassemici e dove si è fatto molto uso della clorochina per combattere la malaria. Sembra che le difficoltà che incontra l’infezione possano essere in parte attribuite alla catena beta dell’emoglobina che è uno dei punti di attacco del virus ma nei pazienti talassemici risulta inospitale per questo patolgeno». Si fanno molte ipotesi sui motivi del minore impatto dell’infezione nel Ferrarese. Tra quelli alternativi al fattore “immunologico” ci sono la scarsa mobilità in un territorio dove l’economia gira più lentamente, la bassa concentrazione di popolazione fuori dal capoluogo, l’onda dei contagi giunta più tardi e quindi la maggiore efficacia delle misure di contenimento del virus, il sostanziale rispetto dei dispositivi del lockdown. Forse, oggi, in Conferenza sanitaria, si parlerà anche di questo. —
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