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Emergenza coronavirus a Ferrara
EMERGENZA CORONAVIRUS

Screening sul personale sanitario. Tamponi negativi sui “sospetti”

GIOELE CACCIA
Screening sul personale sanitario. Tamponi negativi sui “sospetti”

Sono una trentina gli operatori risultati positivi al test sierologico. Primi esiti incoraggianti dai test di verifica. Nessun contagio in carcere  

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FERRARA. Arrivano i primi esiti dei test sierologici eseguiti in provincia sul personale delle strutture sanitarie e socio-sanitarie e sui dipendenti di alcuni servizi pubblici. Su diverse centinaia di persone sottoposte a screening sono una trentina gli operatori risultati positivi al test sul sangue (che ricerca gli anticorpi e può indicare anche un contagio avvenuto nel passato in un soggetto già “guarito”). I dati sembrano incoraggianti, sia per l’incidenza relativamente bassa dei test positivi sul totale, sia perché l’esame del tampone effettuato dopo quello sierologico ha dato, nei primi casi noti, esito negativo.

È successo nella Cra Generosa di Vigarano (c’era un sierologico positivo), nella Cra Quisisana di Ostellato (qui i positivi erano 4) e nelle Residenze Santa Chiara e Malacarne di Ferrara (2). In questi casi il tampone ha escluso per tutti gli operatori monitorati contagi in corso.

I CONTROLLI NEL PENITENZIARIO

Stesso risultato per il test tampone eseguito nel carcere di Ferrara, dove il sierologico aveva indicato un “sospetto” per la presenza di anticorpi, ma l’analisi sul campione molecolare non ha rintracciato, poi, il virus. Nel penitenziario di Ferrara sono stati 230 i test sierologici eseguiti su tutti i dipendenti e sul personale in servizio. Il campione “sospetto”, seguito dal tampone negativo, apparteneva ad un amministrativo che si è stato subito sottoposto al test diagnostico con esito - come detto -negativo.

Gli esami sul personale sono stati condotti tra il 21 e il 22 aprile, i dati sono stati pubblicati sul bollettino Covid martedì scorso. Solo ieri, però, è stato possibile conoscere l’esito del tampone nelle strutture già citate.

In carcere la situazione sanitaria è tenuta costantemente sotto controllo. Al momento non si registrano casi positivi neanche tra i detenuti. Ma la procedura di verifica sulle loro condizioni di salute viene monitorata quotidianamente, e in modo più approfondito settimanalmente, dal personale dell’Infermeria, diretta dall’1 marzo scorso dal dottor Diego Arcudi, 25 anni di esperienza nell’emergenza sanitaria (118 e pronto soccorso) e un periodo di servizio nella Casa della Salute di Comacchio, prima di ricoprire il ruolo di responsabile della sanità del penitenziario. Per i detenuti è stata montata una tenda, messa a disposizione dalla Protezione civile, che rappresenta il punto di accesso per chi entra nell’istituto. La visita della persona reclusa avviene all’interno di quell’ambiente, separato dal corpo degli edifici, e punta anche a verificare se il detenuto, per il suo stato, necessita ad esempio di un’assistenza di tipo ospedaliero. Resta comunque separato dalla comunità carceraria, in un’apposita sezione, per 14 giorni prima di avere una destinazione interna. Se in quel periodo presenta sintomi che lo identificano come possibile contagiato viene sottoposto a tampone e resta in stato di isolamento. —

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