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EMERGENZA CORONAVIRUS

La pandemia ha rallentato gli studi contro i tumori. Il ricercatore Airc: «Ma il Covid non vincerà»

Giovanna Corrieri
La pandemia ha rallentato gli studi contro i tumori. Il ricercatore Airc: «Ma il Covid non vincerà»

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FERRARA. La ricerca oncologica, lo studio di cure, di nuovi approcci per fare diagnosi precoci e di nuove terapie, non possono andare in secondo piano nemmeno al tempo del coronavirus. «Ci sono tutti i giorni centinaia di diagnosi di tumore e se è vero che in questo momento quelle Covid sono nell’ordine delle migliaia, si spera comunque che rapidamente possano ridursi a zero, mentre le diagnosi di tumore non lo saranno fra qualche mese», dice Massimo Negrini, ricercatore Airc presso l’Università di Ferrara. Senza considerare che in questo momento i pazienti affetti da una malattia oncologica risultano ancora più fragili: «Il Covid può avere un impatto importante su di loro, a causa della malattia hanno un sistema immunitario indebolito. Penso ai pazienti sottoposti a chemioterapia – continua Negrini – e che sono fragilissimi: un’infezione da parte di questo virus sarebbe deleterio e ad alto rischio di provocarne la morte. Per questo è fondamentale che i pazienti oncologici siano preservati in ogni modo dal rischio di infettarsi».

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DIAGNOSI IN CRESCITA

Intanto i numeri delle nuove diagnosi di tumore crescono e, nello specifico per quanto riguarda le donne, l’anno scorso il cancro ne ha colpite circa 175mila in Italia. Con, per esempio, 53mila nuovi casi di tumore al seno (circa 145 diagnosi al giorno), 22mila donne colpite dal tumore al colon-retto e 13mila da quello al polmone. Sono tanti gli studi che i ricercatori stanno portando avanti, coronavirus permettendo: «L’emergenza sanitaria ha rallentato la nostra attività – racconta il ricercatore –. Una parte di studio ed elaborazione dati è proseguita, come le attività di tipo diagnostico che sono indifferibili; ma per due mesi, marzo e aprile, siamo stati fermi perché l’università ha chiuso i laboratori di ricerca per la sicurezza degli operatori. Speriamo ora di poter presto riprendere la nostra attività, anche se non sarà subito a pieno regime, almeno per il mese di maggio, bisognerà capire come si evolverà la situazione».

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STUDI ALL'AVANGUARDIA

L’impatto Covid sulla ricerca quindi c’è stato, «speriamo non ci sia sulla generosità delle persone che sostengono Airc che in Italia – sottolinea Negrini – è la principale fonte di finanziamento per gli studi sul cancro». Come quello attualmente in corso: «Stiamo svolgendo studi sul tumore al fegato – racconta il ricercatore –, abbiamo visto che in un topolino che spontaneamente sviluppa tumore al fegato, se gli diamo un farmaco che viene comunemente utilizzato da pazienti con diabete, nel corso della sua vita non sviluppa più il tumore. Sarebbe una forma di prevenzione importante, con un farmaco peraltro comunemente usato dalle persone e a basso costo che avrebbe un beneficio significativo. Specie sui pazienti che hanno la cirrosi, per esempio, e che hanno un rischio altissimo di sviluppare un tumore al fegato – dice Negrini –, questo farmaco potrebbe forse prevenire l’insorgenza del cancro» . —

Giovanna Corrieri

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