Frontalieri degli affetti: famiglie rimaste divise anche con il nuovo decreto
Il fondo del direttore de la Nuova Ferrara
Li abbiamo chiamati “frontalieri degli affetti”: familiari stretti, persone unite da vincoli consolidati che non potranno tornare ad incontrarsi neppure da domani. Dare un nome ad una questione le attribuisce forza espressiva, aggrega storie e le fa emergere. Mette a fuoco il problema. Problema che il livello decisionale centrale ha sottovalutato o non ha saputo inquadrare, forse perché tocca solo le realtà periferiche. Problema che è cruciale a Ferrara, provincia a latere, in cui lo stesso capoluogo è terra di confine.
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Il via libera alle visite ai “congiunti”, annunciato come conquista della fase due, vale esclusivamente all’interno della regione. S’è parlato per giorni sull’estensione del lasciapassare a fidanzati, amici veri e qualche altra stecca del ventaglio degli affetti, ne hanno discusso politici e linguisti, ma neppure una parola sulla geografia. Nei canali mainstream non un dubbio sul criterio dei confini regionali che legittima una nonna ferrarese ad andare dalla sorella a Cattolica (ma non in spiaggia, guai) o dal fratello nella martoriata Piacenza (senza togliere la mascherina), e che dà la possibilità al figlio che ha messo su casa e famiglia a Santa Maria Maddalena di raggiungere con moglie e nipotino quei cari a Belluno, ma che continua ad impedire ai parenti che vivono di qua e di là dal Po di rivedersi. Se non coordinando passeggiate sugli argini opposti (cade il vincolo della prossimità da casa), magari fin sul ponte dell’Adriatica, che amministrativamente è metà ferrarese e metà rodigino, fino ad un metro di distanza gli uni dagli altri, non un passo in più.
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Sono centinaia le famiglie che la vita ha articolato tra le due rive del fiume, e non solo tra Ferrara e Occhiobello, ma anche in prossimità degli altri tre ponti stradali della provincia, e al confine con il Mantovano. Frontalieri degli affetti cui è ingiusto far attendere altre due settimane almeno, che comprensibilmente protestano. Che noi continueremo a raccontare, sollecitando una soluzione.
Buona domenica.
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