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Il saluto dell’investigatore «Che choc il corpo di Tartari»

Daniele Predieri
Il saluto dell’investigatore «Che choc il corpo di Tartari»

Andrea Crucianelli, dirigente della Mobile, lascia dopo 10 anni di attività a Ferrara  Il ricordo dell’omicidio del pensionato: per primo al casolare, non lo dimenticherò 

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Per 10 anni ha diretto la Squadra Mobile della Polizia di Stato, e dalla prossima settimana andrà a dirigere il Commissariato di Polizia di San Benedetto del Tronto. Prima di farlo, però Andrea Crucianelli, 43 anni, Commissario capo, si guarda indietro, e si ferma soprattutto ad una notte dell’estate 2015, indagini sull’omicidio di Pier Luigi Tartari.

2015, una città sotto choc

Un fatto che ha lasciato il segno sulla città e su per chi ne ha seguito sviluppi e indagini: «Girammo tutta notte, per stradine di campagna, con Patrick Ruzso in auto (uno dei tre assassini, gli altri Pajdek e Fiti, ndr): prima andammo a prenderlo a Padova, dove era stato fermato e nel tornare a Ferrara, Ruszo ci disse che non si ricordava dove avessero abbandonato il corpo». Era la svolta delle indagine, dopo quasi un mese di ricerche: «Ci indicò il casolare, entrai dentro per primo, e poi i miei uomini; vedemmo il corpo disteso, in condizioni che non si possono immaginare, un momento che non dimenticherò mai: avevamo sperato fino all’ultimo fosse ancora vivo...». Invece. Il ricordo va all’omicidio più brutale mai registrato dalle pagine di cronaca ferraresi. E dunque, non può che essere questo il primo ricordo che resta dentro. «Devo tanto a questa città – spiega Crucianelli – poiché qui ho avuto il mio primo incarico da dirigente della Mobile. Devo ringraziare tanti, soprattutto i miei ragazzi per quello che mi hanno dato e hanno dato alla città». Successi investigativi, tra cui questo. «Successi? preferisco dire che abbiamo reso giustizia alle vittime di questi reati. E non posso non rammentare il rapporto umano con fratello e sorella di Pier Luigi Tartari, questo mi resta dentro di Ferrara». Per il resto, difficile sintetizzare 10 anni, inchieste, omicidi e altrettante indagini per droga.

Niente mafia, ma gruppi pericolosi

E tra queste, la più recente, la “Wall Street” alla Gad che ha messo in ginocchio la criminalità nigeriana legata al traffico di droghe. E su questo, come in passato, Crucianelli è perentorio: «Non si può parlar di mafia (nigeriana, ndr), in senso tecnico, perché nelle indagini non sono emersi riscontri e poiché non ancora concluse. Le indagini ci hanno detto però che esiste un gruppo organizzato e la situazione di spaccio è importante e grave e non meno pericolosa o che meriti meno attenzione di gruppi mafiosi».

Resta Ferrara, città dove la percezione di insicurezza è stata altissima (pur a fronte di numeri e reati bassi sulla criminalità): «Se posso permettermi di dirlo, la situazione è migliorata se paragonata a diversi anni fa, il problema non è risolto, e bisogna lavorare ancor di più. Coi cittadini c’è stata ottima collaborazione, sono il nostro occhio sul territorio e se hanno percepito insicurezza debbono esser ascoltati: ma dico che il nostro impegno è sotto gli occhi di tutti oggi più che mai». «Per finire voglio ringraziare tutti in Polizia, la procura le altre forze dell’ordine e i questori che ho avuto». –

Daniele Predieri

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