Reinserimento detenuti Scontro sui progetti tra don Bedin e il Comune
Il fondatore di Viale K accusa: c’è un bando ministeriale ma il sindaco ci blocca La replica: richieste generiche senza indicare risorse
«Da tempo ci dedichiamo ai progetti per il reinserimento dei detenuti, da tempo chiediamo alle amministrazioni di finanziarli e ora che il Ministero apre un bando per favorirli, il Comune di Ferrara dice No, caro Sindaco si ricreda e dia il nulla osta»: a lanciare l’appello è don Domenico Bedin, deciso nel voler portare avanti i progetti delle cooperative del territorio, con la partecipazione al bando del Ministero della Giustizia, che scade domani e necessita di un “parere positivo” da parte del Comune, già negato visto che, ribatte l’assessore Cristina Coletti, «l’amministrazione è stata coinvolta all’ultimo».
Egregio sindaco le scrivo
«Egregio signor Sindaco – scrive a Fabbri don Bedin – da trent’anni attraverso l’associazione Viale k e in collaborazione con altri gruppi e cooperative del nostro territorio ci dedichiamo all’accoglienza e al sostegno di persone detenute o ex per favorire la concreta possibilità di usufruire delle misure alternative al carcere e per l’inserimento successivo nella società». Don Bedin ricorda che sono passati dai centri decine e decine di persone «che poi non sono ricadute nei reati e che si sono rifatti una vita». E tanti hanno anche deciso di vivere presso le comunità dove svolgono attività per gli altri. Un servizio svolto gratuitamente, specifica don Bedin, che si è chiesto spesso perché non fosse promosso dal pubblico: e ora che «finalmente il Ministero e Ufficio esecuzione pene esterne ha aperto un bando per favorire queste misure alternative – continua –, bene, signor Sindaco, attraverso l’assessore ai servizi alla persona Coletti ha risposto No! Il Comune di Ferrara non vuole che questo progetto si realizzi nel nostro territorio». Don Bedin si sofferma nella lettera con una provocazione: «se lei, sindaco, ritiene che le condanne siano scontate esclusivamente in carcere senza applicare ciò che la legge permette e caldeggia, e non solo ora per l’emergenza sanitaria ma per cercare sempre più una pena finalizzata al recupero, allora forse ha paura che la città e il comune si riempia di delinquenti».
Poi chiamerete noi
Don Bedin pungola il sindaco Fabbri: «Non si preoccupi questo avviene proprio se non si organizzano queste iniziative di accoglienza e accompagnamento: e il giorno che il detenuto solo e in bolletta uscirà, verrà a bussare alla porta dei servizi sociali e poi da Lei o dall’Assessore e allora il numero della Caritas, di Viale k, della Franceschi e delle coop sociali comincerà a squillare». Il Comune però specifica e replica: «non è pervenuto alcun progetto dettagliato. Gli enti intenzionati ad avviare percorsi di recupero si sono limitati ad inviare, a pochissimi giorni dalla scadenza del bando, una richiesta generica di approvazione su ipotesi di lavoro non dettagliate, senza indicare né risorse né destinatari». –
Giovanna Corrieri
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