In piazza estetisti e parrucchieri «Aiuti per ripartire e no al lavoro nero»
Venerdì pomeriggio iniziativa di protesta davanti alla Rocca «Vogliamo riaprire le nostre attività: siamo pronti»
CENTO
«Scendiamo in piazza per chiedere di poter riaprire le nostre attività. Chiediamo alle istituzioni aiuti economici concreti, e interventi contro chi, in questi giorni, sta lavorando in nero». È Pamela Cavicchi, parrucchiera centese e portavoce di oltre trenta parrucchieri ed estetisti del Centese e di alcuni comuni limitrofi del Bolognese, a lanciare l’iniziativa di protesta che si terrà venerdì alle 17 nel piazzale delle Rocca.
LA RAPPRESENTANZA
«Saremo in 15, solo una rappresentanza di noi parrucchieri ed estetisti del territorio. Scenderemo pacificamente in piazza della Rocca, venerdì pomeriggio per un’iniziativa simbolica che vuole richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle tante difficoltà e sul grave danno economico che tre mesi di chiusura stanno comportando e, ancor più, comporteranno per noi, parrucchieri ed estetisti. Chiediamo per questo aiuti e sostegni concreti, per poter ripartire. Non capiamo inoltre il motivo per cui il presidente del consiglio ha deciso di riaprire tante attività, come ad esempio i dentisti, mentre noi che già siamo chiamati a rispettare norme igieniche molto rigide, dobbiamo rimanere chiusi».
STRETTO CONTATTO
È vero che «noi parrucchieri ed estetisti siamo più a stretto contatto con i clienti, ma siamo pronti e abituati: abbiamo sempre rispettato con scrupolo e attenzione le norme già previste». Troppo, per questi esercizi, fa notare la portavoce, dover attendere fino al 1º giugno: «Non solo mancano ancore tutte le disposizioni e le indicazioni da adottare per preparare la riapertura. Unica cosa certa, è l’utilizzo di guanti e mascherine come già facevamo prima di chiudere, a marzo. A questo, si aggiunge il grave danno inferto da chi oggi si reca nelle case dei nostri clienti e lavora in nero. Sono persone che non solo rappresentano un rischio per la diffusione del Covid-19, ma incentivano l’abusivismo. E colpiscono noi abbiamo Partita Iva, e paghiamo affitto, tasse e imposte. Chiediamo alle forze dell’ordine di intervenire».
CONSEGNA DELLE CHIAVI
Durante l’iniziativa di venerdì, anche la consegna simbolica delle chiavi, per chiedere tutti insieme a governo, Regione e Comune, di poter ripartire, anche prima del 1° giugno: «Andremo in piazza per dire con forza che vogliamo riaprire le nostre attività, anche solo alcuni giorni a settimana, per diluire le presenze. Bene l’orario flessibile che ha concesso il Comune, ma sono il governo e la Regione che devono decidere. Noi siamo pronti».
Poi, sulla necessità di aiuti: «Molti di noi non hanno ancora visto il bonus dei 600 euro, ma i costi per le attività, anche chiuse, ci sono. C’è chi non rientra neppure, per classificazioni diverse, negli sgravi per gli affitti. Neppure ai dipendenti è stata pagata la cassa integrazione. Proseguire in questo modo è dura, ma lo sarà ancor di più nei prossimi mesi, a riapertura avvenuta».
Il calo, riferisce Pamela Cavicchi, sarà inevitabile: «L’accesso ai negozi sarà contingentato, i costi aumenteranno per la necessità di acquistare i presidi obbligatori. E il rischio è di veder aumentare i prezzi. Per questo chiediamo sostegni reali dalle istituzioni, perché siamo i primi a non volere che, a causa dei decreti, delle ordinanze e delle direttive varie, siano i clienti a dover pagare. E noi rischiamo davvero la chiusura definitiva». —
BEATRICE BARBERINI
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