Epidemia e contabilità Mezzo milione di euro solo per i dispositivi
Il virus si è abbattuto come uno tsunami sulla contabilità delle aziende, con ondate violente anche per un colosso da 57 milioni di fatturato, e 1.500 addetti, di cui 1.200 soci lavoratori, come Cidas.
Per la cooperativa sociale sarà netta la differenza tra i bilanci pre e post Covid. In quest’ultimo - anno 2020 - dovrà essere inserito mezzo milione di euro investito solo nell’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, il cui fabbisogno è incalcolabile. «Contiamo nel sostegno della Regione Emilia Romagna, che dovrebbe disporre un’integrazione per le strutture accreditate - spiega Bertarelli - ma fin da ora abbiamo la certezza che non sarà possibile recuperare tutto».
La limitazione delle attività dovuta all’emergenza, come ad esempio il servizio dei Centri Diurni, ha reso necessario attivare il Fondo Integrazione Salariale (Fis) per parte dei dipendenti. La sospensione, però, non ha riguardato i servizi domiciliari, che in qualche caso - come a Copparo - hanno conosciuto anzi un incremento proprio in conseguenza dello stop ai Centri Diurni. Stop che, comunque, non ha eliminato i costi fissi, e da qui l’attesa di misure di sostegno specifiche attraverso il decreto Cura Italia.
Ma sarà l’intera economia del welfare, argomenta Bertarelli, che dovrà cambiare nel post emergenza. A dare l’esempio, proprio l’esperienza di collaborazione con l’azienda tessile di Fiscaglia Luana Confezioni per la realizzazione delle mascherine: «Le nostre partnership saranno di carattere industriale ed economico. È in questa direzione che deve andare il nuovo welfare. Ci sono banche che hanno creato la divisione Terzo Settore, ma il nostro problema non è quello di sostenere le associazioni. Il punto è un altro: se i Comuni ci chiedono, ad esempio, interventi di riqualificazione delle strutture, è necessario per noi di poter disporre di una linea di credito come azienda. Perché serviranno investimenti e idee innovative per ripensare il sistema». —
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