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Retribuzioni in crescita ma ancora poco “emiliane”

Lauro Casoni
Retribuzioni in crescita ma ancora poco “emiliane”

Ferraresi terzultimi in regione con 29mila euro l’anno davanti a Forlì e Rimini Guadagnati nove posti nella classifica nazionale restando però sotto la media

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Sono ancora lontani, in termini di potere d’acquisto, da quelli dei vicini francesi o dei tedeschi, gli stipendi degli italiani. La media nazionale è comunque leggermente superiore a quella ferrarese, che resta in coda in regione.

Già prima della crisi del Coronavirus il quadro sulle retribuzioni italiane consentiva diverse riflessioni. Per l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la retribuzione media italiana è stata di 29.601 euro nel 2018, cioè minore di 10.900 euro rispetto a Germania e di 8.700 euro rispetto a Francia. In presenza di una tassazione elevata, ma comunque comparabile a quella tedesca e francese, il reddito netto disponibile ne risulta fortemente penalizzato e così pure il potere di acquisto.

l’osservatorio

È quanto emerge da un’analisi effettuata dall’Osservatorio JobPricing, quest’anno in collaborazione con InfoJobs, che pubblica lo studio semestrale sullo stato dell’arte delle retribuzioni italiane nel settore privato. Nel 2019 l’Osservatorio JobPricing rileva che in Italia la retribuzione media lorda è stata pari a 29.235 euro (-0,1% rispetto al 2018). Stagnanti anche le retribuzioni globali annue quindi, che nel 2019 registrano un calo dello 0,8% rispetto al 2018.

La provincia di Ferrara si posiziona al 34 esimo posto nella classifica nazionale con una retribuzione annua media di 29.000 euro. Prima in classifica se prendiamo i dati della Regione Emilia-Romagna è Bologna con 31.657 euro, mentre Ferrara è settima davanti alle provincie di Forlì-Cesena e Rimini. La provincia estense sale di ben 9 posizioni se confrontata con la classifica nazionale del 2018 e rientra tra le migliori 15 per crescita.

Dal 2015 al 2019 si è registrata complessivamente una crescita delle retribuzioni molto bassa (+1, 9%). Il trend migliore, seppure modesto, è stato quello degli operai (+3,5%), mentre i dirigenti hanno addirittura registrato un andamento negativo (-2,9%). Secondo Ocse la stagnazione dei salari si spiega con un sostanziale appiattimento della produttività nel nostro Paese. Fra i grandi Paesi dell’Unione (prima della Brexit) nessuno ha fatto peggio di noi, ivi comprese economie più deboli come quella spagnola. In Germania, la crescita della produttività del lavoro, superiore al 8% nell’ultimo decennio, ha visto la retribuzione, per ora lavorata, crescere di oltre il 24%.

Tra il 2018 e il 2019 l’inflazione è aumentata dello 0,6% mentre le retribuzioni sono rimaste al palo (-0,1%). Un dirigente guadagna in media 4 volte un operaio, mentre la retribuzione di un Ceo può arrivare a 9,3 volte quella di un operaio. La regione dove si guadagna di più è la Lombardia (31.446 euro) seguita dal Trentino Alto-Adige e dal Lazio, quarta l’Emilia-Romagna.

la “ral”

La Ral, retribuzione annua lorda, dei laureati è in media 39.787 euro, mentre quella dei non laureati è 27.662 euro. La motivazione è da ricondursi al fatto che il titolo di studio consente di accedere a percorsi migliori e quindi a stipendi più alti. Le lauree triennali non garantiscono prospettive migliori del diploma di scuola professionale, infatti questi ultimi guadagnano l 1% in più. –

Lauro Casoni

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