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Arriva il gasdotto, scattano gli espropri La protesta: per noi un danno enorme

Gian Pietro Zerbini
Arriva il gasdotto, scattano gli espropri La protesta: per noi un danno enorme

Il Comune ha dato il via libera al progetto della società Snam requisendo i terreni. I proprietari: scelta ancora penalizzante

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Probabilmente vantano il record provinciale di espropri e l’ultimo è senza dubbio quello più penalizzante. In base ad una determina del Comune di Ferrara è scattato l’esproprio per una porzione di terreno del Fondo Cà Fornace di proprietà di Angelo Bonazzi e dalla moglie Anna Bortoletti. Siamo nelle campagne della zona sud ovest della città, tra via Arginone, via Catena e via Pelosa, vicino all’autostrada A13 tra i due caselli di Ferrara.

Il progetto

I motivi dell’esproprio sono legati ai lavori per la realizzazione del metanodotto che collega Minerbio con Ferrara. In quella porzione di terreno è stata decisa la creazione di ua servitù a favore della società Snam . È prevista infatti la posa di una tubazione interrata per il trasporto del metano per circa un metro nel sottosuolo, oltre a cavi accessori per le reti tecnologiche e l’installazione di apparecchi di sfiato, cartelli segnalatori e opere sussidiarie necessarie ai fini della sicurezza. L’indennità provvisoria per l’esproprio e la servitù del metanodotto sui terreni, come risarcimento ai proprietari dei fondi interessati all’operazione, sono state già calcolate a un prezzo che come spesso capita per le questioni degli espropri è inferiore al danno arrecato. Per realizzare il metanodotto, la società Snam (rete gas), anche per mezzo delle sue imprese appaltatrici, ha facoltà di occupare i terreni per un periodo di due anni a decorrere dalla data di immissione in possesso degli stessi terreni. Un progetto che ha già ottenuto anche il via libera dall’Arpae con tanto di autorizzazioni, considerata la realizzazione dell’opera, definita di pubblica utilità.

La protesta

«Questa decisione di passare proprio sulle nostre terre - dichiara Angelo Bonazzi - ci penalizza particolarmente. Tenga presente che già sotto i nostri appezzamenti ci passano le tubature da 50 dell’acquedotto, gestite ora da Hera e due del gas, una sempre di Hera. E a proposito di rete dell’acqua qualche anno fa si è rotta una grossa tubatura e ci ha allagato tutta la campagna con gravi danni. Ora ci troviamo davanti a questa scelta di costruire questo metanodotto ancora sulle nostre terre con una variante che prolunga il tracciato. Sarebbe stato più semplice far passare le tubazioni del gas da via Pelosa, visto che è presente anche un centralina. In questo modo il danno è molteplice per il lavoro agricolo nel nostro fondo che verrà occupato per la realizzazione del metanodotto». —



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