La Nuova Ferrara

Ferrara

«Ha preso il virus in ospedale a Cento Adesso non c’è più»

Be.Ba.
«Ha preso il virus in ospedale a Cento Adesso non c’è più»

Città in lutto per la morte del pensionato «Era già malato, poi il colpo di grazia» 

3 MINUTI DI LETTURA





la storia

Ha suscitato grande cordoglio a Cento la scomparsa di Sergio Maretti, di 75 anni. È deceduto nel reparto Covid dell’ospedale di Cona lo scorso 3 maggio, per patologie pregresse aggravate poi dal coronavirus. Il Covid si è insinuato in una situazione di salute già problematica, visto che Maretti soffriva da qualche tempo di una grave malattia al fegato.

A raccontare il difficile percorso vissuto dal padre, è Alessandro Maretti, volto molto conosciuto nel mondo dell’associazionismo sportivo centese: «Mio padre aveva già gravi patologie pregresse, era malato al fegato, e il coronavirus ha inferto l’ultimo spietato colpo».

DA CENTO A CONA

Il Covid non ha fatto altro quindi, che far aggravare la situazione: «Mio padre si trovava all’ospedale di Cento nel reparto di medicina dal 29 febbraio. Spesso veniva ricoverato per le cure che costantemente doveva seguire, poi ad un mese di distanza, il 2 di aprile, è risultato positivo al coronavirus, per cui è stato trasferito al Delta dove è rimasto ricoverato fino al 15 aprile. Successivamente è stato trasferito a Cona, dove è deceduto il 3 maggio».

Negli ultimi dieci giorni le sue condizioni di salute si erano «particolarmente aggravate, tanto che i medici a cui telefonavamo ogni due o tre giorni per avere notizie, ci avevano praticamente tolto ogni speranza sul fatto che potesse farcela. Di certo, siamo amareggiati e piuttosto seccati, dal fatto che abbia contratto il Covid all’ospedale a Cento, che in teoria doveva essere “pulito”».

l’ultima visita

Un lungo calvario, quello vissuto da Sergio Maretti, senza poter vedere o essere assistito dai familiari, la moglie Sandra e i figli Alessandro e Barbara: «Mia mamma andava a fargli assistenza finché era ricoverato a Cento, poi con il fatto della positività e del suo trasferimento, più nulla. Io l’ho visto a metà marzo, e poi più. In reparto a Cento, viste le restrizioni già in vigore, poteva andare solo mia mamma. Anche lei si è ammalata andando in ospedale, ma per fortuna è risultata negativa al tampone». Per volere della famiglia, l’annuncio della scomparsa di Sergio Maretti è stato fatto a cremazione e a tumulazione avvenute.

IN VM PER 36 ANNI

«Mio papà – prosegue il figlio Alessandro – ha lavorato per 36 anni alla Vm Motori di Cento. Era sempre presente, e mi ha assecondato nella mia grande passione per il calcio, seguendomi ovunque e facendo anche l’accompagnatore per tanto tempo. Era forse burbero e brontolone, ma di certo è sempre stata una persona generosa e onesta. Anche nei confronti degli amici si è sempre prodigato, senza chiedere nulla in cambio».

E il commosso ricordo per il padre: «Aveva due mani d’oro, aveva ingegno ed estro creativo, era un inventore. Si inventò il triciclo aperto per mio nonno, con la possibilità di entrare e sedersi facilmente. E poi la grande passione per la pesca. Andava spesso nei laghetti di pesca sportiva nei dintorni, una grande passione che ha portato avanti finché la malattia gli ha impedito di muoversi». —

Be.Ba.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google