Il dormitorio è la sua casa «Reddito di cittadinanza e pensione d’invalidità non bastano per vivere»
Giuseppe Montori ha perso l’appartamento dopo la morte della madre A 51 anni si ritrova senza lavoro e teme la chiusura della struttura
il caso
«Cerco un buco dove vivere; non mi pare di chiedere molto. Sono una persona seria, non ho debiti, mi sono comportato correttamente con il mio padrone di casa che non mi ha rinnovato il contratto d’affitto ed ora, con le modeste entrate economiche di cui dispongo, di cui sicura è solo una pensione di invalidità di 280 euro, mi trovo ospite del dormitorio dell’Asp di via XX Settembre 98 con altri 11 senza tetto, senza neppure la sicurezza di poterci restare in quanto sembra che venga chiuso».
L’amara constatazione di Giuseppe Montori, dopo sei anni di tormenti e in piena emergenza coronavirus: una condizione che sta facendo traballare tanti. «I guai sono iniziati sei anni fa – racconta lui stesso – con i problemi di salute della mamma rimasta vedova. Ci siamo perciò trasferiti a Ferrara da Ravenna per accudirla, ma presto mia moglie mi ha lasciato per tornare a Ravenna e così anche mio figlio che oggi ha 25 anni e con il quale purtroppo non ho più contatti. Finché era viva la mamma andavamo avanti con la sua pensione ma quando il 6 ottobre 2019 è mancata, ho dovuto lasciare l’appartamento perché il contratto scadeva e non mi era stato rinnovato per cui mi sono trovato a Natale senza casa né risorse. Se fossi stato invece uno sfrattato avrei avuto più diritti per un alloggio d’emergenza ed invece mi è sembrato che fosse giusto comportarmi bene ed affidarmi al destino che invece non mi sta aiutando».
Giuseppe ha 51 anni e prima di lanciare questo appello disperato ha bussato a tutte le porte. Dall’assessore Cristina coletti, al vice sindaco Nicola Lodi, all’Asp, al responsabile della Casona dove è stato un mese ma che ha poi lasciato, a don Bedin: le risposte, dice lui, non sono andate oltre le promesse. “Lei sta percependo il reddito di cittadinanza di 500 euro più ha 280 euro di invalidità – gli è stato detto – può permettersi di pagare una stanza ammobiliata ma senza bagno, a 350 euro mensili; poi c’è la Caritas per mangiare” .
«Ma per quanto tempo avrò il reddito? E quando me lo toglieranno come farò? - si angoscia l’uomo - Ecco questa è la mia situazione e questi sono i miei problemi. Al momento c’è solo la consigliera Anna Ferraresi che si sta interessando a me che ringrazio sentitamente almeno per provare a trovare una soluzione». Che si chiama anzitutto casa. —
Margherita Goberti
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