Dopo l’intimidazione Zagatti torna a parlare «Non mi fermeranno»
Ringrazia tutti, chi ha manifestato solidarietà (tanti) e chi si è attivato subito per gli accertamenti (la Digos della Polizia). E a una settimana dall’episodio che lo ha visto coinvolto – il sasso lanciato nel giardino di casa, un atto di intimidazione – Cristiano Zagatti, segretario Cgil Ferrara, riflette ad alta voce con una lettera pubblica. E non ha dubbi su ciò che ha innescato quel gesto: «Non vi è dubbio che il clima di costante campagna d’odio, di delegittimazione del ruolo della rappresentanza e delle persone che lo esercitano, porti con se effetti collaterali».
Zagatti ricorda che «la reazione di indignazione e condanna delle intimidazioni rivolte alla mia persona, per ciò che rappresento ovviamente, è stata straordinaria». Rammenta a tutti che per reagire ad atti come quello che ha subito non resta che come «unico terreno tollerabile e percorribile per gran parte della società, quello democratico».
Una reazione unanime e che ha portato a manifestare a Zagatti vicinanza e solidarietà «a me, alla mia famiglia e all’organizzazione che rappresento». La riflessione pubblica di Zagatti si concentra soprattutto sul suo ruolo di sindacalista, a tutela di chi è più in difficoltà. Perché spiega «non può e non deve mai diventare un problema porre al centro del dibattito pubblico la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici e della loro salute» e non solo: anche «evidenziare disuguaglianze sociali e mettere in campo azioni per contrastarle; denunciare ambiti di presunta illegalità e reale sfruttamento; occuparsi della condizione degli ultimi per evitare la guerra con i penultimi; pretendere trasparenza nella gestione di denari pubblici, occuparsi di sanità, di istruzione, di giovani e della condizione dei pensionati; mettere in discussione un modello socio-economico al fine di meglio redistribuire la ricchezza prodotta per un diverso modello di sviluppo non può e non deve mai diventare un problema.
È di questo che si occupa il movimento sindacale ogni giorno. Se infastidisce, se crea contrarietà fino ad arrivare alle intimidazioni personali significa che siamo in presenza di precise e preoccupanti volontà tese ad attaccare diritti e valori collettivi, contrastare misure di uguaglianza e giustizia sociale, limitare la libertà di ognuno fino a toccare il nostro impianto democratico». E a conclusione, la conferma che la risposta che c’è stata «mi e ci permetterà di proseguire il lavoro sindacale con la stessa determinazione di sempre e, paradossalmente, con ancor più forza e vigore». –
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