Regolarizzazione migranti Covalcoli: non cambia nulla
È stata approvata in settimana, nel Decreto Rilancio, la norma che prevede la regolarizzazione dei migranti e dei lavoratori irregolari che si applica a settore agricolo, colf e badanti.
Quale impatto avrà questa norma nel Ferrarese? Abbiamo fatto il punto della situazione dal punto di vista delle organizzazioni agricole con il direttore generale di Confagricoltura Ferrara, Paolo Cavalcoli. «Questi strumenti che regolarizzano la situazione degli immigrati – spiega Cavalcoli– in primis li ritengo un fatto di grande civiltà ma dal punto di vista della manodopera e della carenza di personale per le aziende ferraresi non cambia nulla. Da noi l’impatto sarà zero nel settore agricolo. Si regolarizzano persone che comunque stanno già lavorando in Italia, in nero, e non si risolve il problema della penuria di manodopera per le imprese. Nel settore, qui da noi, praticamente non ce ne sono, forse la situazione è diversa per colf e badanti ma per l’agricoltura è una misura per lo più pensata per il Sud Italia». Cavalcoli, nel ribadire che comunque è un grande fatto di civiltà quello di regolarizzare persone che stavano vivendo situazioni di fortissima precarietà dal punto di vista lavorativo, spiega anche che questa situazione non allevia in nessun modo le problematiche delle aziende che invece avrebbero un miglioramento delle proprie condizioni se potessero tornare, ad esempio, i lavoratori, per lo più romeni e polacchi. I quali sono tornati ai loro Paesi di origine e per i quali, prosegue Cavalcoli, «si chiede l’attivazione dei cosiddetti corridoi verdi per potere tornare in Italia e lavorare. «Altri Stati come ad esempio Gran Bretagna e Germania – continua il direttore di Confagricoltura Ferrara – usufruiscono di questi lavoratori che sono messi in una sorta di quarantena attiva, lavorano ma separati dagli altri lavoratori. Sarebbe una strada da percorrere anche da noi, perché con 15 giorni in cui non si può lavorare e guadagnare, un lavoratore non sceglie il nostro Paese, e nemmeno per una azienda sarebbe conveniente. O, senza attendere i 15 giorni, si fa l’esame sierologico e, dal momento in cui si attesta la negatività, si può tornare a lavorare. Se in un anno normale – analizza ancora Cavalcoli – e non parlo nemmeno del 2019 che ha avuto grandi problematiche, sono mancate tipo 2. 000 persone per raccogliere la frutta, non so cosa potrà avvenire quest’anno. Anche se, come Confagricoltura Ferrara, stiamo ricevendo grandi disponibilità da parte degli italiani e abbiamo raccolto più di 400 curriculum. La problematica è che molte di queste persone però non hanno esperienza di lavoro tra i campi. Per ora non c’è problema perché purtroppo con le drupacee (esempio, pesche e albicocche, ndr)tanto è andato perso, ma ci sarà con mele e pere». –
Andrea Tebaldi
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