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Codigoro piange la commerciante «Mia mamma non aveva il Covid»

KATIA ROMAGNOLI
Codigoro piange la commerciante «Mia mamma non aveva il Covid»

L’88enne Dall’Olio è deceduta sabato all’ospedale di Lagosanto Il figlio: era stata contagiata, ma sull’atto di morte non risulta 

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il caso

Vilba Dall’Olio, codigorese di 88 anni, da tempo affetta da gravi patologie, è l’ennesima vittima del coronavirus, ma sul referto del decesso non figura, come previsto per legge, che avesse contratto il Covid-19. Questo e altri interrogativi si rincorrono tra i familiari della donna, conosciuta e stimata in paese per la professione di commerciante di generi alimentari. «Mia madre guidava pure il camion e portava la spesa a casa delle famiglie – dice il figlio Sergio – e ha concluso la sua esistenza così, dopo aver lottato strenuamente, per 61 giorni, all’ospedale».

L’anziana è deceduta sabato al Delta, l’ultimo saluto è stato dato ieri al cimitero di Codigoro. Il ricovero risale al 16 marzo, quando il figlio, tutore della donna invalida al 100%, si rende conto che l’inappetenza della madre era accompagnata da febbre a 37.4. «Appena è arrivata all’ospedale – ricorda il figlio –, la febbre era salita a 39. Dopo 5 giorni viene ricoverata come paziente Covid, dopo che la Tac aveva rilevato la presenza di un focolaio polmonare, ma il primo tampone eseguito ha dato esito negativo. Quel tampone ha fatto il giro d’Italia, i medici mi hanno riferito che è stato trasmesso perfino allo Spallanzani di Roma».

Intanto l’uomo, che viveva con la madre, decide di mettersi in quarantena domiciliare ed è strano che sino al venerdì non è giunta alcuna richiesta da parte delle autorità sanitarie, né gli è stato eseguito tampone. «Mamma non era uscita nei 15 giorni precedenti, e a casa venivano solo due volte la settimana operatori sociosanitari , poi posti in quarantena, ma come me non hanno presentato sintomi, né sottoposti alla prova del tampone».

Altro interrogativo: in lungodegenza quando la situazione è precipitata i medici hanno ricorso alla trasfusione di sangue. «Il medico ha sottoscritto l’autorizzazione, perché mia madre non era in grado di intendere e di volere; me lo ha comunicato a cose fatte, asserendo forte anemia e dunque imminente pericolo di vita, ma noi siamo Testimoni di Geova. Ritengo fosse dovuto consultare me e mia sorella Laura».

L’ultima Tac eseguita pochi giorni prima del decesso segnalava presenza di diversi focolai polmonari, ma «il tampone non è stato rifatto e l’atto di morte non parla di Covid». —

KATIA ROMAGNOLI

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