LyondellBasell, plastiche riciclabili all’infinito La Cgil: ma i giovani ferraresi non ci sono più
Per i delegati Filctem il post-Covid è l’occasione di rilancio per il Centro ricerche Natta, con recupero e biomateriali, e il rapporto con la città
l’analisi
Può accontentarsi di tornare a fare le cose di prima del coronavirus, l’azienda simbolo del petrolchimico? «No, da questa crisi bisogna uscire valorizzando il ruolo del Centro ricerche Natta e il rapporto con il sistema educativo della città» è la risposta che danno, già oggi in piena Fase 2, i delegati sindacali Filtcem di Lyondellbasell, preoccupati per le tendenze sul mercato del lavoro e della plastica già emersi nell’era pre-Covid. Una per tutte: l’assenza di ferraresi tra i diplomati neoassunti.
plastica seconda fase
La materia prima per le mascherine di tessuto-non tessuto è il polipropilene prodotto anche in piazzale Donegani, «peccato che l’azienda abbia chiuso lo stabilimento di Terni, da dove usciva il materiale fatto e finito. In ogni caso - spiega Giuseppe Ferrara, delegato con trentennale esperienza al Centro ricerche - si è capito in questa emergenza l’importanza delle plastiche di alta qualità: tra l’altro quando si pensa alle caratteristiche dei materiali del futuro, leggerezza e flessibilità tra tutte, viene da pensare proprio alle poliolefine. Il punto è rendere sostenibili anche in prospettiva le plastiche, attraverso il riciclo a circuito chiuso e i biomateriali». In stabilimento è in fase di completamento l’impianto pilota per la pirolisi delle poliolefine, con il quale gli oggetti usa e getta potrebbero tornare ai componenti di partenza, «l’output finale saranno cere e oli combustibili da bruciare per produrre energia o reimpiegare teoricamente all’infinito. È vero, c’è meno disponibilità - dice Ferrara - a ragionare sulle bioplastiche. Il tutto passa però per un ritorno del Centro ricerche ad un’attività meno vincolata al business corrente, che pure fa guadagnare miliardi di dollari all’azienda».
formazione e lavoro
I delegati spingono per questo a riattivare il rapporto con l’università, che dopo le esperienze di Cat e Mastem non ha avuto sviluppi, e anche con il mondo della scuola e della formazione. «A parte una poco significativa esperienza scuola-lavoro con l’Iti, che ha prodotto 6-7 contratti - dice Luca Fiorini, il punto di riferimento storico della Cgil in Basell - i giovani periti ferraresi non vengono più assunti in azienda. Tra gli ultimi 20 tempi determinati non ci sono giovani del territorio, si vanno a cercare a Brindisi, Terni o Ravenna. L’uscita dal ciclo produttivo di un’intera generazione di addetti, entro i prossimi anni, rischia così di diventare una colossale occasione sprecata». —
stefano ciervo
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