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«Serrande giù ma da prima di questa crisi»

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«L’asse Porta Po-Porta Mare era già un disastro, anche le chiusure in Cortevecchia sono pre-covid. Bersaglieri del Po? Sì, lì può essere che si sia stata qualche chiusura a causa di questa crisi». Puntualizza Michele Rosati di Confcommercio e aggiunge: «Marzo è il mese clou per il cambio del vestiario. La chiusura era un obbligo, la riapertura no e talvolta richiede dei tempi, nei settori abbigliamento e accessori specialmente, qualche franchising aspettava merce nuova e ha tardato qualche giorno. I dati tutto sommato sono positivi, piuttosto non abbiamo grandi riscontri sugli incassi».

Come dire, chi ha riaperto non ha avuto molti clienti: «Ma per i ristoranti il primo sondaggio credibile sarà sul fine settimana. Ai bar, invece, colazioni e pranzi sono stati pochi, per due ordini di motivi: una sorta di blocco psicologico, piuttosto le persone vanno in un negozio d’abbigliamento o nei servizi, che hanno accessi contingentati, ma anche lo smart working ha fatto calare colazioni o pranzi veloci, bisogna vedere se e come proseguirà questa modalità di lavoro. E poi si è sensibilizzato molto il commercio on line».

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