Il Cavallino Bianco non corre più Chiuso lo storico ristorante di Filo
Dopo 65 anni l’amara decisione dei gestori di non riaprire il locale «F24 da pagare, meno posti e più spese: non vediamo prospettive»
la storia
«Il Covid non mi ha dato niente, nessun un aiuto per la famiglia, invece mi ha tolto tutto: il lavoro, le amicizie, il futuro”. Edy Bonora, cuoca del Cavallino Bianco di Filo, non ha più lacrime e nemmeno tanta voglia di raccontare che ha chiuso il suo ristorante, gestito da 5 anni con la proprietaria Nadia Cervellati. Una decisione sofferta, ponderata ma inevitabile. «Ma quel più dispiace – racconta affranta – è che stavamo lavorando bene. In 5 anni mai lavorato così tanto da dicembre a febbraio e viste le prenotazioni di cresime, festa della donna, comunioni e un importante compleanno, a fine febbraio abbiamo riempito le celle e i frigo, spendendo con ottimismo e a testa alta. Nel giro di pochi giorni tutte le prenotazioni sono state annullate: sale vuote, personale da pagare, le tasse idem... insomma, ci è crollato il mondo addosso».
«E qui le nostre associazioni hanno detto o fatto nulla – aggiunge con amarezza Armando Cervellati, colui che iniziò 65 anni fa l’attività di ristorazione –: una vera delusione». «Purtroppo – fa notare Nadia, in società con Edy – non possiamo rischiare perché non vediamo prospettive. La diminuzione dei posti per il distanziamento sociale, le spese, gli F24 che sono da pagare...no, è troppo rischioso».
Con il morale sotto le scarpe, Bonora ha preso questa decisione pensando anche alla sua bambina, «perché ho paura. Mi creda, non posso creare problemi al mio compagno e a mia figlia Angelica. Per chiudere questo gioiello, dove si faceva una vera ristorazione di qualità e dove ho sempre sognato di lavorare, ho dovuto aprire un mutuo perché abbiamo due dipendenti alle quali ancora non è arrivata la cassa integrazione e in più non posso andare a lavorare perché devo tenere la partita Iva. Quando sono andata in Comune a Conselice (abita nella parte romagnola; ndr) mi hanno detto che non ho diritto ad aiuto Covid, nemmeno per acquistare pannolini alla mia bimba, mentre ad altri danno il reddito di cittadinanza per non lavorare. Io, invece, voglio solo lavorare, qualsiasi lavoro perché ho bisogno di farlo». «La delusione è tanta – conclude Armando –, dopo tanti anni ho deciso di mettere in vendita tutto quanto». —
G. C.
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