Caffè più caro, i bar ferraresi si difendono: «Ci adeguiamo ai costi e ai minori incassi»
I clienti sono stati comprensivi, sottolineano i gestori in difficoltà con gli adempimenti della ripartenza
FERRARA. Assieme allo zucchero, anche un po’ di sale. Viene servito in alcuni bar di Ferrara da qualche giorno, sotto forma di rincaro: 10 centesimi in più sul costo della tazzina di caffè. Proprio appena riaperti i locali. Insomma, bentornati ai clienti e apriti cielo.
«Ci dispiace, ma abbiamo più costi e incassi decimati», dicono gli esercenti. Tra loro circola una profezia: un po’ ovunque a breve il listino lieviterà, espresso e pasta entrambi a 1,20.
«Ma mica voglio fregare i clienti»
Alla pasticceria cioccolateria Dario, in corso Porta Reno, il caffè ora è a quel livello. «Ma mica lo faccio per fregare le persone, eh – mette le mani avanti il titolare –. Cosa hanno detto i clienti? Sono stati comprensivi. Purtroppo ho dovuto fare fronte a molte spese per i prodotti della sanificazione e la manodopera costa un sacco: ho nove dipendenti, sono in cassa integrazione, ne metto tre al lavoro a turno, provo a fare lavorare tutti». Due mesi di stop e molto delivery nel frattempo per questo locale in pieno centro, ma non basta: «Gli incassi sono dimezzati e così è inevitabile un ricaro. Ci adeguiamo e potrebbe toccare anche alle paste, al prezzo al chilo dei mignon. La logica è provare a dare qualcosa in meno al cliente, però con più qualità».
«prima facevo un prezzo popolare»
Erano più di cinque anni che da Cappelli, tra Porta Reno e Ripagrande, il caffè non rincarava: adesso costa 1,10. «Prima a 1 euro era molto basso – spiega Massimo Cappelli –, è arrivato il momento di alzarlo. I costi sono aumentati, anche se devo ancora verificare la crescita della spesa per l’approvigionamento del caffè. Poi nuove procedure: tutto deve essere monoporzione, pochi centesimi alla volta se ne vanno». E la gastronomia, i piatti serviti aumenteranno? «Stiamo valutando – risponde il titolare –, forse per qualche primo ma solo di qualche decimo, non di più». Le norme per tutelare la salute hanno mangiato un poì di spazio, «ho dovuto rinunciare a quattro posti dentro e quattro all’esterno. Per fortuna ho una clientela affezionate che sopporta anche quei 10 centesimi in più. L’asporto va forte, ma mancano i turisti e il lavoro per gli uffici è dimezzato». —
Fabio Terminali
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