Ferrara, escavatori dei Fratelli Sortini a fuoco: si indaga per dolo. La ditta: abbiamo presentato denuncia
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FERRARA. Nella mattinata di venerdì, dopo 8 ore di una notte di fuoco, le gomme dell’escavatore fumano ancora: attorno al mezzo, all’interno della cava, ci sono vigili del fuoco, carabinieri e titolari dell’azienda Fratelli Sortini di Ferrara che la gestisce in riva al fiume Po, sulla sponda veneta, a Santa Maria Maddalena. Fumano ancora le gomme dopo l’incendio - doloso - appiccato chissà, per una ritorsione, un ricatto o banalmente una ripicca, ma questo dovranno stabilirlo le indagini subito attivate dagli inquirenti, i carabinieri di Castelmassa e di Occhiobello. Un incendio voluto, secondo le primi indicazioni degli inquirenti, visto che oltre all’escavatore andato completamente distrutto (danni ingentissimi, si parla di svariate centinaia di migliaia di euro) anche un altro mezzo è stato incendiato a pochi metri dal primo, sotto un capanno aperto sempre all’interno della zona della cava di sabbia che dà sul Po: e allora, non è possibile nemmeno ipotizzare che possa trattarsi di un incendio accidentale che si è propagato da un mezzo all’altro. No, il fuoco è stato volontario, ora le indagini per un atto che non può che preoccupare visto che gli inquirenti interpellati indicano che «questo settore attira molto la criminalità organizzata».
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LE MANI DEI CLAN SUL FIUME
Quella che fa paura, che mette in ginocchio le aziende e che parla di mafia o ’ndrangheta, e il riferimento va poco lontano dal Ferrarese-Rodigino alla grande inchiesta Aemilia nel Reggiano che ha evidenziato come i clan avessero messo le mani sulla sabbia del fiume Po, estraendo milioni di metri cubi di inerti (sabbia e ghiaia) senza autorizzazioni e svenduti sotto costo, alterando l’equilibrio delle acque e del mercato. Al momento, secondo gli inquirenti che si sono subito attivati ieri mattina, tuttavia in questo caso non vi sarebbero i cosiddetti “segnali spia”, quelli che riconducono alla criminalità organizzata, ma si tratterebbe di un gesto circoscritto. Resta comunque un segnale d’allarme quello che ha portato alla distruzione i due mezzi della ditta Sortini.
LA REAZIONE
"In questo momento non possiamo dire nulla - è la prima reazione della ditta - E' un fatto preoccupante, dite voi, quello che è successo? Ripeto siamo lavorando per questo e abbiamo già presentato denuncia ai carabinieri". Da quando si apprende dagli inquirenti, la ditta non ha mai segnalato di avere subito pressioni o minacce. Ha sempre rispettato le autorizzazioni per l'estrazione di sabbia e ghiaia ed è considerata tra le più virtuose nell'ambito di un settore molto complicato.
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