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il processo 

Insegnava a far sesso a ragazzi Condannato per adescamento

Daniele Predieri
Insegnava a far sesso a ragazzi Condannato per adescamento

L’uomo, 40enne, incontrava i minorenni al parco parlando di pratiche hard I fatti risalgono al 2014, quando una mamma segnalò tutto ai carabinieri

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Incontrava i ragazzini 14enni, nel parchetto del paese dove abitano tutti, nel Ferrarese. Lui 40 anni, si rivolgeva loro (due fidanzatini e l’amica di lei) parlando di sesso, di pratiche sessuali, dando istruzioni su come e cosa fare nei momenti più intimi. Tutto è venuto alla luce dalla madre del ragazzino che ha segnalato ai carabinieri ciò che il figlio le aveva raccontato, diventato poi un processo.

Reati gravi, ma non violenze

Concluso ieri, in tribunale: il giudice Vartan Giacomelli ha condannato l’uomo ad una pena di 2 anni e 3 mesi (la pm Cavallo che ha avviato e seguito il processo aveva chiesto 3 anni di condanna) per i reati di corruzione e adescamento di minorenni.

Reati che come recita quello adescamento, inserito nelle nuove norme a protezione dei minori, presuppone che «questo si realizzi con la condotta di una persona su minore, volta a carpirne la fiducia con lusinghe o altro, anche se con questa condotta non si concretizza un reato sessuale». Dunque, pur senza esservi state violenze di matrice sessuale, le accuse si muovono in questo ambito, a tutela appunto dei minori coinvolti.

Reati gravi, per fatti che sono accaduti nel lontano 2014 e che in un primo momento – da qui il ritardo nella celebrazione – il processo era stato trasferito per competenza di reato, come vuole la procedura, addirittura alla Direzione distrettuale antimafia, competente per reati che vedono vittime dei minorenni. Dopo il rimbalzo del processo da Bologna a Ferrara, il processo in tribunale cittadino con una sola ragazzina costituita parte civile (la sua famiglia rappresentata dall’avvocato Enrico Tassinari) che dura da quasi un anno e giunto ieri alla sua conclusione. Con la condanna. «Crediamo che alla base di questo processo vi sia un grosso equivoco – sottolineava ieri dopo la sentenza il difensore dell’uomo, Barbara Iannuccelli – attendiamo i 15 giorni fissati per la motivazione e quindi proporremo subito ricorso in appello».

Tra morale e penale

Il legale si sofferma sul fatto che a suo parere troppe le contraddizioni e le situazioni non chiarite emerse al dibattimento. Restano però

Ma restano però le parole, esplicite rivolte a ragazzini: «Come ho sostenuto il principio della Cassazione ritiene necessaria una prova rigorosa per attribuire responsabilità per fatti analoghi: pur censurabile dal punto di vista mortale, occorre distinguere il piano legale e penale. Troppe cose non chiare, saranno motivo d’appello». –

Daniele Predieri

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