Riaprono i Centri sociali Niente balli, cene e tombole
Da lunedì prossimo porte aperte. Ancescao Ferrara: garanzie per la sicurezza Grido d’allarme: rischio chiusura senza le nostre principali attività
Riprenderà l’attività al bar e si potrà tornare a giocare, per chi ne fosse provvisto, con gli scacchi o le freccette, più facilmente sanificabili; ma niente giochi di carte, tombola, balli, e tavolate per pranzi e cene sociali.
Queste le condizioni per la riapertura dei Centri sociali, prevista per lunedì, che impensieriscono molti, ma di cui si attende oggi l’ufficialità con la diramazione delle linee guida regionali.
Dubbi su lunedì prossimo
C’è intanto, fra i presidenti dei vari Centri, chi paventa di non poter riaprire lunedì, per i tempi ristretti per un adattamento ai protocolli e un po' per ragioni economiche, perché è vero che il mondo dei centri sociali si regge sul volontariato «ma le spese ci sono e senza aiuti ci toccherà chiudere bottega», conclude qualcuno. In attesa di certezze ad anticipare le novità è Franco Cattabriga, presidente regionale Ancescao e presidente del Centro sociale di Cento, che negli scorsi giorni ha partecipato all’incontro con la Regione per la definizione della riapertura: «a grandi linee riprende l’attività dei bar, con le stesse regole dei bar privati – spiega – mentre per quanto riguarda le altre attività possiamo dire che tutto quello che non è sanificabile sarà vietato, come le carte o la tombola».
Che, insieme al ballo, «sono però le nostre attività specifiche – dice Milvia Migliari, presidente Ancescao – e ci mette un po' in pensiero che non si possano fare». Ci si atterrà comunque alle norme, assicura, «ma pensavamo potessero essere attività fattibili, specie in caso di giusta capienza del locale». Fra le regole più generali rimangono la sanificazione degli ambienti, la presenta di gel igienizzanti, il mantenimento della distanza minima di un metro: «Nel nostro Centro – spiega Cattabriga – stiamo predisponendo una sola sedia per tavolino e due nei tavoli più grandi, entrata e uscita separate e in bagno segnali come quelli dei treni, per cui se è occupato si accende una spia per evitare assembramenti». E così se il momento attuale rende «impensabili pranzi e cene di una volta, si potrebbe sostituirli – suggerisce Cattabriga – con attività informative, per esempio delle riunioni con poche persone a cui invitare medici dell’ospedale che raccontino la loro esperienza e spieghino i giusti comportamenti da tenere». Bisognerà comunque usare cautela in questa fase, ricorda il presidente, «in questo momento è importante però aiutare le persone ad uscire di casa e farle incontrare, far sentire loro che sono ancora vive. E saremo severi nel rispetto delle norme». Si potrà alzare il tono della voce quindi se il’’vicino’’risulterà essere troppo lontano ma non si potrà lasciare il tavolo da uno e avvicinarsi agli altri con la sedia.
Tutto da reinventare
La socializzazione dovrà essere reinventata e il futuro dei Centri sociali, anche alla luce di quanto consentiranno di fare i protocolli regionali, dipenderà però anche dalle possibilità economiche: «bisognerà riflettere su questo – dice Migliari – i Centri fanno affidamento sul volontariato ma tante le spese e ora si aggiungono quelle per sanificazione ambienti e gel igienizzanti». «Sono tre mesi che siamo fermi e senza aiuti possiamo anche chiudere – l’amara constatazione del presidente del Centro sociale di Codigoro, Lino Zanellati – Vivevamo con tombola, due cene al mese, il ballo il sabato, e se manca questo... Siamo una onlus, se guadagniamo andiamo avanti altrimenti si chiude». –
Giovanna Corrieri
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