Conviventi esposti a contagio Si testa l’idrossiclorochina
Via libera allo studio scientifico sui soggetti potenzialmente a rischio di infezione L’obiettivo è verificare se il farmaco agisce come profilassi per alleviare i sintomi
L’esempio ormai noto in tutto il mondo è quello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato di assumere un farmaco, l’idrossiclorochina, per profilassi, cioè per prevenire il contagio da coronavirus. Il medicinale viene correntemente somministrato negli ospedali ai pazienti in cura, ma dopo che il Comitato Tecnico Scientifico dell’Agenza Italiana del Farmaco (Aifa) e il Comitato Etico Unico nazionale per gli studi terapeutici sul Covid-19 (che ha sede presso lo “Spallanzani” di Roma) hanno approvato lo studio sulle potenzialità anti-virosi della molecola anche Ferrara parteciperà alla ricerca.
La sperimentazione si realizzerà grazie alla collaborazione tra Asl di Ferrara e Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST). Il target (la popolazione obiettivo) è costituito da soggetti non affetti da Covid-19 ma ad alto rischio di infezione perché strettamente a contatto con una persona positiva (conviventi e/o operatori sanitari). Lo studio è coordinato dal prof. Pierluigi Viale, direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, e dal prof. Giovanni Martinelli, direttore scientifico dell’Istituto Tumori della Romagna, ed è stato delineato dalla dottoressa Oriana Nanni, direttore dell’Unità di Biostatistica e Sperimentazioni cliniche dell’IRST, con la collaborazione del prof. Annibale Biggeri, consulente epidemiologo dell’IRST.
È noto ormai che la maggior parte dei pazienti affetti da Covid-19 risultano privi o con pochi sintomi, tanto che la convalescenza avviene presso il proprio domicilio con una conseguente alta possibilità di contagiare i conviventi. La pandemia ha un alto tasso di trasmissione e i soggetti più sensibili al contagio sono le persone anziane, quelle con patologie croniche e gli operatori sanitari.
Attraverso la collaborazione con i Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Asl della Regione Emilia-Romagna aderenti al progetto, medici dell’Istituto Tumori della Romagna contatteranno i cosiddetti “contatti stretti” ovvero soggetti che, secondo i criteri definiti dall’Oms, siano ritenuti potenzialmente a rischio di infezione. Questi verranno assegnati a due gruppi con un approccio standard: uno riceverà l’idrossiclorochina, un farmaco già utilizzato per il trattamento di pazienti positivi sintomatici, mentre l’altro (detto di controllo) sarà sottoposto alla sola stretta osservazione. Il reclutamento mira a raggiungere un numero di partecipanti di circa 2.000 soggetti, asintomatici a rischio. L’idrossiclorochina è un farmaco utilizzato da molto tempo come antimalarico e tutt’ora nel contrasto di alcune forme infiammatorie autoimmuni (come l’artrite reumatoide. L’ipotesi di studio da confermare è che, se assunto precocemente al contagio il farmaco possa contribuire ad alleviare i sintomi dell’infezione e r idurre la contagiosità. —
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